Giordano Sangiorgi, trentesima edizione del MEI

27 settembre 2026

Dall’1 al 4 ottobre Faenza ospita “30 e lode!”, la trentesima edizione del Meeting delle Etichette Indipendenti. Dalle 1.250 richieste di partecipazione al rischio dell’intelligenza artificiale, Giordano Sangiorgi racconta una scena ricca di talento, ma sempre più in difficoltà nel trovare spazio. «La musica indipendente è una resistenza culturale».

Trent’anni fa era considerata musica di serie B. Oggi, mentre il mercato premia i grandi numeri e i prodotti capaci di intercettare rapidamente il pubblico, la musica indipendente rischia ancora di essere messa ai margini. È da questa contraddizione che parte il racconto di Giordano Sangiorgi, ideatore del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti, che dall’1 al 4 ottobre torna a Faenza per la sua trentesima edizione, “30 e lode!”.

Per Sangiorgi, il MEI è una forma di «resistenza culturale» alla pressione delle multinazionali e a un mainstream commerciale che tende a rendere tutto uguale. Una battaglia cominciata trent’anni fa e che oggi, tra streaming, algoritmi e intelligenza artificiale, assume nuove forme.

Dalla musica di serie B al centro della scena

Guardando agli inizi, Sangiorgi racconta una conquista che allora sembrava difficile da immaginare: la musica indipendente diventata «musica ufficiale del nostro Paese a tutti gli effetti».

Tra i ricordi più significativi c’è il concerto dei CSI al Palacattani di Faenza, legato a Tabula rasa electrificata, disco arrivato in vetta alle classifiche attraverso un percorso produttivo totalmente indipendente. Un segnale concreto che quella scena, a lungo considerata marginale, poteva incidere sulla musica italiana.

Tra i talenti intercettati dal MEI, Sangiorgi cita Lucio Corsi, premiato nel 2017, quando il suo percorso era ancora lontano dalla popolarità di oggi. «Avevamo pensato di avere di fronte un genio creativo», ricorda. La soddisfazione più grande? Averlo visto crescere mantenendo una strada autonoma, fino a ritrovarlo nei circuiti dei club poco prima dell’esplosione a Sanremo.

1.250 richieste, ma pochi spazi per emergere

Per l’edizione 2026 sono arrivate 1.250 richieste di partecipazione. Un numero che, secondo Sangiorgi, racconta una scena vivace e di alta qualità, ma anche un problema sempre più evidente: la difficoltà per molti artisti di trovare spazi e occasioni.

«È un dramma», afferma. Tra le candidature individua una forte presenza di rock band e cantautrici indipendenti, spesso portatrici di linguaggi originali, testi complessi e legami profondi con i territori. Realtà che, nella sua lettura, faticano a trovare posto nei circuiti dominati dalle major e dalle piattaforme.

Sangiorgi descrive due filiere: da una parte quella industriale, orientata ai grandi numeri e al consumo rapido; dall’altra una filiera artigianale, fatta di musicisti, strumenti, club, contest e concerti dal vivo. Un mondo che continua a produrre innovazione, ma che rischia di restare senza risorse.

La sua proposta è chiara: sostenere le produzioni indipendenti, finanziare i contest, spesso primo palcoscenico per gli emergenti, e chiedere alle grandi piattaforme di reinvestire una parte dei ricavi nella musica giovanile.

Sangiorgi, 1.250 richieste per suonare all'edizione del trentennale del Mei  - Ravenna Web Tv

Streaming e intelligenza artificiale: chi crea, chi guadagna?

La rivoluzione digitale ha reso più semplice pubblicare musica, ma non necessariamente viverci. Sangiorgi mette a confronto il mercato fisico di un tempo, che poteva offrire un ritorno economico anche alle autoproduzioni, con lo streaming, dove migliaia di ascolti possono non bastare a generare entrate significative.

Il timore è che la musica indipendente perda non soltanto visibilità, ma anche la possibilità concreta di sostenersi. A questo si aggiunge l’intelligenza artificiale: Sangiorgi chiede regole chiare e una distinzione trasparente tra brani generati interamente dalle macchine e opere che conservano un intervento creativo umano.

Il rischio, nella sua visione, è una produzione seriale, costruita copiando ciò che già funziona, con conseguenze anche sul lavoro dei musicisti. Da qui la necessità di proteggere la creatività umana e il valore dell’esibizione dal vivo, dove la musica torna a essere incontro, presenza e relazione con il pubblico.

“30 e lode!”: la scoperta resta al centro

La trentesima edizione del MEI intreccia nomi storici e nuove proposte, generazioni e linguaggi diversi. Ma Sangiorgi sottolinea un dato: circa il 90% del cartellone è composto da artisti poco conosciuti. È la scoperta, ancora una volta, il cuore della manifestazione.

Per gli artisti con una lunga carriera, spiega, contano coerenza e qualità mantenute nel tempo. Per i giovani, invece, la capacità di sorprendere: «La testa che ti fa drizzare l’orecchio perché dici: “Ah, una cosa che non avevo mai sentito”».

Concerti, premi, incontri, formazione e Forum del Giornalismo Musicale fanno del MEI anche un luogo di relazione. E Faenza, con il suo centro storico e la sua dimensione umana, diventa parte integrante di questa esperienza. Sangiorgi ricorda oltre un milione di presenze portate in città in trent’anni: un rapporto tra musica e territorio che ha contribuito a costruire una comunità.

La sfida: far diventare popolare ciò che è nuovo

La musica indipendente nasce spesso come musica di nicchia, perché cerca strade che non sono ancora battute. La vera sfida, per Sangiorgi, è trasformare quell’innovazione in nuova musica popolare, senza costringerla a inseguire formule già collaudate.

A chi sogna di vivere di musica, il suo consiglio è diretto: servono competenze, passione e una grande disponibilità al sacrificio. E al pubblico rivolge un invito a Faenza, per una festa della musica nuova che oggi coinvolge, sottolinea, una maggioranza di under 30.

La promessa per il futuro è continuare a tenere alta la bandiera dell’indipendenza. Perché, come ricorda Sangiorgi, tantissimi artisti oggi si autoproducono, ma senza luoghi e piattaforme capaci di sostenerli rischiano di restare invisibili.

Dopo trent’anni, la sfida del MEI resta questa: dare spazio a chi ha qualcosa di nuovo da dire, prima che quella voce finisca per perdersi nel rumore di fondo.

di Giorgia Pellegrini

Foto e video liberi da copyright 

© RIPRODUZIONE RISERVATA copyright www.ilgiornaledelricordo.it 

News » INTERVISTE - Sede: Nazionale | domenica 27 settembre 2026