Vacanze, staycationisti di professione

11 agosto 2026

Si infoltisce in Italia la schiera di “staycationisti“, neologismo che indica coloro che resteranno a casa e non faranno alcuna vacanza nel periodo estivo.

Secondo una indagine di Tecnè per Federalberghi, infatti, se è vero che ad agosto saranno in ferie oltre 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni a settembre, è altrettanto vero che resterà a casa quasi un adulto su due (48,5%). Sono infatti 24,2 milioni le persone che non si sposterà dalla propria città o da casa.

Perché si rinuncia alla vacanza

A pesare di più nella decisione di non andare in vacanza è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati. A seguire le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). Inoltre l’11,2% ha dovuto fare i conti con l’aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi.

C’è infine un 6,6% che non rinuncia alla vacanza, ma la sposterà in un altro periodo dell’anno. La ricerca conferma quindi che la mancata vacanza è prima di tutto una questione sociale. E quello che per decenni è stato un appuntamento fisso del calendario torna a essere percepito da molti come una spesa su cui si è costretti a fare economia. Colpisce inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%.

Come si vive l’estate senza partire

Chi resta a casa non rinuncia al desiderio di staccare dalla routine, ma lo fa reinventando l’idea stessa di riposo estivo, muovendosi lungo tre direttrici principali: restare in forma, coltivare le relazioni sociali e godersi eventi culturali.

Una passeggiata o un bagno in piscina, una serata con gli amici, un concerto diventano così piccoli sostituti della vacanza classica, segno che il bisogno di svago e socialità non scompare, ma si adatta alle possibilità reali di ciascuno.

Tenersi in forma e più relazioni sociali

L’attività più gettonata tra gli “staycationisti” resta la classica passeggiata, scelta dal 33,8%. Inoltre, per combattere il caldo, il 22,1% cercherà refrigerio in acqua: tra questi, il 12,4% farà il bagno in mare, lago, fiume o piscina, mentre il 9,7% si limiterà a godersi l’ambiente acquatico senza immergersi.

Non mancano però le occasioni di socialità: serate con gli amici (21,7%), visite a parenti (9,8%), aperitivi (9,2%), serate in discoteca (6,0%) e pranzi o cene al ristorante(4,4%) saranno i modi scelti per rafforzare i legami affettivi durante l’estate. Una quota del tempo libero sarà dedicata anche alla cultura: il 10,5% parteciperà a spettacoli musicali, mentre il 5,3% si dedicherà a eventi tradizionali e folkloristici.

Cosa fare per invertire la tendenza

Nel dare risposte in questo contesto, Federalberghi rilancia quello che considera lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze: il welfare aziendale, sempre più diffuso nelle imprese di tutti i settori.

Una leva che potrebbe essere utilizzata elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit (attualmente pari a 1.000 euro per tutti i dipendenti e a 2.000 euro per i lavoratori con figli a carico) oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.

Le imprese del settore turismo sono pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione.

Il segnale di Federalberghi è fin troppo chiaro: ricorrere a incentivi anche attraverso la concreta collaborazione della filiera.


Vittorio Esperia

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