C'è un filo sottile che lega, come nella trama di un pregiato tessuto, l'arte e la moda. Non solo perché possiamo considerare le creazioni di alcuni stilisti che hanno fatto la storia del costume delle vere opere d'arte, ma anche perché il legame di celebri artisti con il mondo della moda è stato in molti casi costante. A questo stretto legame creativo e artistico dedica un focus il nuovo numero de «la Lettura» attraverso il racconto di tre mostre che, in tre sedi, si concentrano su alcuni rapporti speciali.
Video tratto da Collezione Privata Giorgio Armani
Ad aprire il percorso è un articolo di Vincenzo Trione sulla mostra Dalí e la moda, ospitata al Palazzo Reale di Milano dal 24 settembre fino al 31 gennaio 2027. Amante delle trasgressioni, con una predilezione per i travestimenti, Salvador Dalí (1904-1989) superò i confini dell'arte con diverse incursioni nel mondo della moda (intrattenendo scambi, ad esempio, con Elsa Schiaparelli, Coco Chanel, Christian Dior e Paco Rabanne). Lo dimostrano i dipinti, i gioielli e gli abiti al centro dell'esposizione milanese. Il pittore, spiega Trione, tratta il guardaroba «come un'installazione da arricchire continuamente» e a Palazzo Reale saranno in mostra anche i guardaroba di Dalí e della moglie Gala.
Dopo quello del maestro del surrealismo attratto dalla moda, ecco un caso in cui è uno stilista a sentire la vocazione verso la ricerca artistica: è Yves Saint Laurent (1936-2008), lo stilista collezionista di opere di Matisse dalla cui visione fu fortemente influenzato. Su «la Lettura» Maria Egizia Fiaschetti racconta la mostra Henri Matisse-Yves Saint Laurent. Le beau, la mode et le bonheur, in corso a Nizza, al Musée Matisse fino al 28 settembre. Grande estimatore del pittore francese (1869-1954), Saint Laurent «lo cita in molte collezioni realizzate tra gli anni Ottanta e Novanta che testimoniano la sua ammirazione per l’audacia cromatica, l’intensità dei contrasti e il gusto per l’ornamento di deo
Video tratto da Collezione Privata Giorgio Armani
Dalla Francia, attraversando l'oceano, si passa a New York, al Metropolitan Museum of Art, con Costume Art (fino al 10 gennaio 2027). La grande mostra primaverile del Costume Institute, inaugurata ogni anno dal celebre evento del Met Gala, questa volta mette al centro, «più della moda, più dell'arte», il corpo. Lo ribadisce Annachiara Sacchi che nel supplemento ripercorre il maestoso percorso espositivo dove «tutti i modelli hanno uno specchio al posto del volto (opera dell’artista Samar Hejazi) per consentire ai visitatori di riflettersi nei capi degli stilisti». Ci si perde nei dialoghi tra le opere e i vestiti: tra Paul Klee, Andy Warhol, Anselm Kiefer, Edgar Degas, Yayoi Kusama, e gli abiti di grandissimi come Vivenne Westwood e Thierry Mugler. C'è un ma: sono pochissime le opere made in Italy: «L’assenza italiana in una mostra di questo livello si fa sentire. Soprattutto vista la varietà delle creazioni esposte». Nessuna polemica, molto stupore.
di Vittorio Esperia
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