Agostino Belloni, teatro che unisce

11 giugno 2026

Agostino Belloni è un uomo simpatico, emotivamente intelligente ed estremamente creativo, ma soprattutto è il direttore artistico, nonché regista, della compagnia di teatro sarda i “Barbariciridicoli”. Un nome particolare, unico, quasi uno scioglilingua, ma un nome denso di significato e profondamente legato alle radici della Sardegna.

«Il nome nasce da Barbaricini, ridicare gli abitanti di quel territorio interno della Sardegna che si chiama Barbagia, così denominata dai Romani perché non riuscivano a sottometterla – tutti i barbari che non venivano sottomessi – e “ridicoli” da ridicare, quindi rivendicare il nostro territorio di appartenenza, perché siamo orgogliosi di appartenere a questo territorio, nel quale ci siamo affermati e che rivendichiamo davvero con orgoglio. “Ridicoli” da ridicare il genere, quello teatrale, che pratichiamo in maniera prevalente, che è quello comico, per avvicinare maggiormente, attraverso un teatro popolare, i nostri pubblici al teatro, perché effettivamente soprattutto nella Sardegna centrale non esisteva una tradizione del teatro. Quando siamo nati noi nel ‘93, quindi 33 anni fa, non era ancora sviluppata una cultura teatrale. Siamo state una delle prime compagnie del centro Sardegna, anche se ancora oggi non siamo tante.»

Da qualche anno la compagnia organizza uno degli appuntamenti culturali più significativi del territorio, un Festival che giunge alla sua V edizione, il “Sardigna Teatro Festival”

«Sardigna, declinato proprio in sardo. È il nome in sardo della Sardegna» precisa Belloni «la compagnia ha una ormai consolidata e lunga esperienza, è nata inizialmente come compagnia amatoriale, ma è diventata professionale e riconosciuta come tale dalla Regione Sardegna. Negli anni abbiamo organizzato diverse rassegne e festival, spesso anche in collaborazione con altri artisti nazionali e anche internazionali, abbiamo organizzato dei concorsi dove venivano attori da tutta Italia che si denominava “The X Actor”. Infine, negli ultimi anni invece abbiamo focalizzato l’accento sui piccoli borghi della Sardegna, quei piccoli borghi che sono il territorio che ci caratterizza, nella Sardegna soprattutto centrale, lontana dai grandi centri. Siccome abbiamo iniziato ad avere diverse rassegne in diversi piccoli borghi abbiamo pensato di unificarle e fare una proposta unica. Il tema è: compagnie teatrali della Sardegna, per questo “Sardigna Teatro Festival”

Il 2026 segna un successo strepitoso per l’iniziativa, che continua ad ampliare il proprio raggio d’azione e il numero delle realtà coinvolte.

«Edizione record. Quest’anno organizziamo insieme ben otto comuni – prima eravamo arrivati a sei –. Ampliamo ulteriormente il territorio, tocchiamo tre diverse province: a nord con la provincia di Sassari con il Meilogu e il comune di Semestene, poi ci allarghiamo in Barbagia con dei nuovi paesi, tutti e tre nuovi, Aritzo, Orune e Ortueri, poi naturalmente Ottana e Orani che sono già consolidati, poi scendiamo a sud verso il Campidano con i paesi di Albagiara e Bauladu, anche questi di nuova adesione. Così avete anche un po’ di geografia della Sardegna.» 

Dopo qualche battuta e un sorriso condiviso, la conversazione si addentra in temi più profondi. Si parla di linguaggio, rappresentazione e inclusione.

«Abbiamo lavorato molto sulla questione di genere. Oltre ad aver prodotto diversi spettacoli sul tema del femminicidio e sulla violenza di genere, abbiamo lavorato in generale anche sul linguaggio. Abbiamo messo in scena tre spettacoli con il plurale inclusivo, secondo questa soluzione nostra, che però è una soluzione linguistica, non prioritaria, ma che viene indicata anche dai linguisti, per cui l’unione come forma di base della “e” del femminile e della “i” del maschile, per creare questo plurale inclusivo che purtroppo nella lingua italiana non c’è e che adesso stanno introducendo soprattutto con @ o “u”, con delle forme abbastanza impronunciabili e secondo noi non legate direttamente al linguaggio, ma la cosa più semplice da fare che cos’è se non unire la “e” del femminile e la “i” del maschile e utilizzare un dittongo oliato della lingua italiana ei che esiste e sappiamo dire. Quindi: “Salve, benvenutei a tuttei”, salutiamo sempre così negli spettacoli.»

La compagnia tiene al tema dell’inclusione sotto tutti i punti di vista, tanto che dopo i loro spettacoli – quelli del Festival tutti all’aria aperta e completamente gratuiti – gli attori sono soliti condividere un momento di incontro, a contatto diretto con il pubblico.

«I momenti con il pubblico sono ormai tipici, li facciamo già da tempo e sono molto importanti per noi, che danno valore aggiunto alle manifestazioni. Spesso gli artisti sono un po’ restii a fare l’incontro, l’intervista, il dialogo e sottoporsi alle domande degli spettatori dopo gli spettacoli. Per noi invece è  importantissimo ed è molto utile, perché comunque conoscere anche l’artista al di là della maschera e capire cosa l’ha portato a mettere in scena un testo, perché recita in quello stile, insomma decifrare quei linguaggi del teatro e così via. È un momento molto importante di formazione del pubblico e di ulteriore confronto che noi sistematicamente riproponiamo tutti gli anni.»

Il “Sardigna Teatro Festival” è ricco di eventi, 37 in tutto, dal 12 giugno fino al 22 agosto, con 13 compagnie, di cui undici sarde, tra le migliori compagnie professionali della regione, e due artisti…

«provenienti dal “continente”, come diciamo noi» scherza il direttore artistico «perché voi per noi siete il “continente”

Agostino Belloni prosegue poi presentando gli spettacoli in programma.

«Portiamo uno spettacolo che abbiamo già portato in passato, che è Deledda’s revolution: è molto interessante e toccante, racconta una Grazia Deledda diversa, sconosciuta, più che altro nel suo rapporto con il fratello Santus, che è un personaggio molto controverso nella Sardegna dell’‘800. Poi invece abbiamo co-prodotto con La Wanda Gastrica, che è una drag queen che si ispira alla divina Osiris, uno spettacolo sulle canzoni e sulla carriera di Mina, quindi uno spettacolo di teatro e musica, in cui Diego Claudio nei panni di La Wanda Gastrica ci racconterà in modo ironico, leggero e divertente la carriera di Mina con le sue canzoni. Ci sarà un altro spettacolo di musica, che invece racconterà la vita e le canzoni di Fred Buscaglione, anche questo l’abbiamo ospitato l’anno scorso e abbiamo visto che ha avuto un buon riscontro, quindi stiamo riproponendo questa formula del teatro in musica. Poi ci saranno diversi spettacoli di commedia, il nostro Tottoni Braghetta e così via, cabaret, quindi come ho detto spettacoli comici, ma anche spettacoli impegnati in importanti tematiche sociali e civili o che affrontano per esempio i nostri principali autori letterari o pensatori, da Gramsci, a Michela Murgia, Romano Ruju, la Deledda

Sul sito dei “Barbariciridicoli” (www.barbariciridicoli.it) c’è una meravigliosa frase nella pagina di presentazione, proprio sotto la dicitura “Chi siamo”: “Il teatro per I Barbariciridicoli è atto sociale, arte che ha senso solo in quanto fondata sulla comunicazione e in quanto contempla l'esistenza di un altro soggetto fondamentale dell'esperienza artistica e cioè lo spettatore, senza il quale appunto non si dà atto teatrale”.

«È l’affermazione alla base della fondazione della compagnia e del tipo di teatro che ho scelto di fare. Io per esempio all’inizio amavo tanto il teatro dell’assurdo, e mi sono messo da subito tra i vari spettacoli della compagnia a mettere in scena un teatro dell’assurdo di Ionesco, la cantatrice calva, che per altro è uno spettacolo bellissimo che ho nel cuore. Però andavi in questi piccoli paesi dove non conoscevano l’abc del teatro e vedevi queste persone che da un lato sì erano affascinate, però uscivano poi con un grande punto interrogativo che stava a significare: “Io non so se tornerò a vedere cose di questo tipo”. Allora questa frase è molto importante per me, perché secondo me è anche alla base dell'allontanamento che c'è stato del pubblico teatrale rispetto al teatro, e quindi dell’aver regalato il pubblico teatrale al cinema e alla televisione. Naturalmente era inevitabile che ci facessero una concorrenza del genere, però a partire dagli anni ‘60-’70, dopo le prime avanguardie, che sono state importantissime per rinnovare il linguaggio teatrale, che spesso hanno prodotto delle cose e degli esperimenti molto interessanti, diciamo però che su quella linea si  sviluppato un teatro un po’ modaiolo e un po’ troppo intellettualistico, un po’ radical chic. Io sono un uomo di sinistra e lo dichiaro pubblicamente, però io penso che questo sia stato alla base della perdita e del mancato rinnovamento del pubblico teatrale

Dopodiché una riflessione sincera e disarmante sulla condizione del teatro oggi, una verità difficile da accettare, ma estremamente concreta.

«Io tutti gli anni nel compilare il cartellone di teatro popolare, come quello del Festival, ho serie difficoltà. Spesso c’è difficoltà a trovare degli spettacoli di carattere popolare: hanno lasciato il teatro popolare alle compagnie amatoriali. Questa è stata una cosa che secondo me ha rovinato un pochino il rapporto con il pubblico. Per me il pubblico è fondamentale, l’arte teatrale è quell’arte che davvero vive del rapporto, del respiro col pubblico. Il tuo spettacolo è ogni volta diverso a seconda delle persone che sono sedute e raggruppate lì a vederlo, perché interagiscono col tuo spettacolo, è un organismo vivente. L’attore riceve dal pubblico e rimanda al pubblico e viceversa, in uno scambio continuo.»

Innovativi nella ricerca, irresistibili nella loro vena comica e sensibili ai grandi temi del presente, i “Barbariciridicoli” da oltre trent’anni costruiscono un dialogo autentico con il loro pubblico, che non resta semplice spettatore ma diventa parte integrante dell’esperienza teatrale stessa. È nel confronto diretto, negli incontri dopo gli spettacoli, nelle domande, nelle emozioni condivise e in quello scambio continuo di energia tra palco e platea che prende forma la loro idea di teatro: un’arte viva, partecipata e profondamente collettiva. In un’epoca in cui il rischio è quello di trasformare la cultura in un prodotto da consumare passivamente, i “Barbariciridicoli”, guidati dalla fondamentale figura di Agostino Belloni, continuano a difendere il valore dell’incontro umano, dimostrando che il teatro può ancora essere uno luogo di comunità, riflessione e cambiamento, uno spazio in cui ci si riconosce gli uni negli altri.

Ed è forse proprio qui che si coglie la loro essenza più autentica, quella di una compagnia capace di innovare senza recidere il legame con la tradizione, di utilizzare il linguaggio della comicità per affrontare temi complessi e delicati, di far ridere senza rinunciare alla riflessione. Tra inclusione, impegno civile, valorizzazione dei territori e ricerca artistica, il loro teatro dimostra che leggerezza e profondità non sono opposti, ma possono convivere sullo stesso palco, nella stessa scena. 

di Alessia Folli

Foto e video liberi da copyright

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