"Il peggio di me", mAledetto

07 luglio 2026

Viviamo nell'epoca del consenso. Un tempo bastava lo sguardo delle persone che ci erano vicine per trovare conforto, oggi, invece, l'approvazione sembra passare attraverso numeri, like, visualizzazioni e conferme continue. Eppure esiste una forma di consenso ancora più difficile da riconoscere e da spezzare: quella che continuiamo a cercare proprio nelle persone che ci fanno soffrire. Quindi, perché continuiamo a cercare approvazione proprio da chi ci fa male?

È da questa domanda, tanto semplice quanto disarmante, che nasce “Il peggio di me”, il nuovo singolo di mAledetto, progetto artistico del giovane cantautore romano Alessandro Marchese, pubblicato da Troppo Records. Un brano che non racconta soltanto una storia d'amore finita male, ma si addentra con estrema cautela e sorprendente lucidità nel  complesso territorio della dipendenza affettiva, esplorando il bisogno di sentirsi scelti anche quando quel riconoscimento arriva da chi ci ferisce. Più che una canzone, “Il peggio di me” si presenta come un viaggio dentro quei meccanismi psicologici che spesso ci impediscono di lasciare relazioni tossiche o dinamiche emotive sbagliate. Non è l'amore, suggerisce il brano, a trattenerci, ma la speranza di ottenere ancora una conferma, un gesto, una parola capace di farci sentire degni. La forza del pezzo risiede proprio nella sua sincerità: mAledetto evita facili accuse o vittimismi e sceglie invece di raccontare il momento più difficile, quello in cui si è perfettamente consapevoli della realtà, ma non si riesce comunque a voltare pagina.

Ad accompagnare musicalmente la tensione emotiva del singolo è la produzione essenziale e raffinata firmata da Lorenzo Mazzia, che lascia spazio alla voce e soprattutto alle parole. Proprio la scrittura, infatti, è uno degli aspetti che distinguono il giovane artista romano: i suoi testi non cercano slogan o frasi ad effetto, ma costruiscono immagini intime, capaci di trasformare esperienze personali in riflessioni universali. Classe 2005, cresciuto nella periferia sud-est di Roma, Alessandro Marchese ha trovato nella musica un linguaggio autentico con cui raccontare fragilità, paure e contraddizioni della sua generazione. Un percorso iniziato studiando pianoforte e maturato attraverso una scrittura sempre più personale, che oggi gli permette di affacciarsi sulla scena cantautorale con una voce riconoscibile e sorprendentemente matura per la sua età. In un panorama musicale spesso orientato verso contenuti immediati e consumabili in pochi secondi, mAledetto sceglie una strada diversa: quella della profondità. Le sue canzoni non chiedono semplicemente di essere ascoltate, ma di essere vissute.

La domanda da cui prende forma il singolo, tuttavia, va oltre la musica, è un interrogativo che riguarda le relazioni sentimentali, ma anche il lavoro, le amicizie e perfino il rapporto con i social network. Viviamo in una società in cui il consenso sembra essere diventato una misura del valore personale: piacciamo agli altri prima ancora di chiederci se piacciamo a noi stessi, cerchiamo conferme esterne per riempire insicurezze interiori e spesso finiamo per consegnare il nostro equilibrio nelle mani di chi non dovrebbe determinarlo. È proprio qui che la musica di mAledetto trova il suo senso più profondo: non offre risposte facili, ma accompagna chi la ascolta nel momento in cui le domande diventano inevitabili. Perciò, in tempi in cui tutto sembra chiedere consenso, forse il gesto più rivoluzionario è proprio smettere di rincorrerlo.

«Ho visto l’apice del mondo

per conoscere il senso di una vita

spesa solo ricercando un consenso»

(“Il peggio di me”, mAledetto)

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di Alessia Folli

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