Mago speciale con sapienza e alloro

26 luglio 2026

C’è una grotta in fondo al viale dove abita una persona speciale. Attenzione scrivo persona e non personaggio. Un uomo di questa nostra epoca; non so se siamo nell'anno 2026 o 2030 quando andrà in pensione, anche se lui in pensione, son certo, non andrà mai. Lui è la sua professione che ha sposato con passione e non per, appunto, professione.



Vorrei chiamarlo guru, filosofo, maestro, psichiatra. Lo chiamo mago perché il dotto medico sapiente non ti somministra la Tachipirina e nemmeno la Paroxetina ma fiumi di parole ben centellinate. E tu, meschino, che conosci la parola fine e vuoi correre lì prima del tempo sapevi già che il mago ti avrebbe messo un freno. Per lui Heidegger e Kant son solo amici e non vetusti filosofi del tempo che fu. Perché - come un alloro da indossare quando vinci una competizione antica  - il mago sa a chi arride la vittoria. Conta arriva ma anche gareggiare.

 
Sublime, lui, allorché accenna che Bocca di Rosa lo faceva per professione ma anche, un po’, per passione e cita Leopardi, immenso ed Infinito. Ma qui - come sempre - corro troppo perché, tra le righe, vi ho svelato il vero nome del mago. Lui però è discreto e accorto e non amerebbe comparire qui, in questo racconto. Ma prometto che - perché giuro e contro la legge - torno nella grotta in fondo al viale perché lì abita una persona speciale, fenomenale.
 
E se conosci, al fine, il suo anno di nascita allora ti spaventi perché saetta come un ragazzino, anche se di età ha un lustro più di me. A questo punto qui mi taccio perché non so più se sono morto o vivo e se perché - lì in quel bosco di un paesino avito e leggendario - con l’alloro ho ripreso anche il sorriso.
 
di Vittorio Esperia 
 

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