HOTEL CALIFORNIA: DISCO STORICO E SATANICO

12 dicembre 2019

di Gio Catena

Hotel California è il quinto album in studio del gruppo musicale statunitense Eagles pubblicato l'8 dicembre del 1976.

Dieci milioni di copie vendute dall’uscita 1976 sono un bel biglietto da visita dell’importanza di un disco.

Significano che l’album non ha solo colto lo spirito del tempo e il gusto del pubblico, ma è stato anche in grado di superare la contingenza cronologica per assurgere alla statura di “piccolo classico”.

Merito, senz’altro, delle capacità e della popolarità del gruppo , non a caso gli Eagles sono i detentori, con il loro “Their greatest hits: 1971-1975”, del primato per il disco più venduto di sempre 27 milioni di copie e anche il loro “Greatest hits  Vol. 2” ha già doppiato la boa dei dieci milioni. Ma merito anche dei pregi intrinseci di “Hotel California”, nove canzoni – una in realtà è presente due volte: “Wasted time” chiudeva il lato A dell’edizione in 33 giri e riapriva, con una “reprise”, il lato B - delle quali ben tre, estratte come singoli, sono arrivate al numero uno delle charts “New kid in town”, “Life in the fast lane” e la stessa “Hotel California”.

L’album fu registrato dalla band subito dopo l’uscita dalla formazione di Bernie Leadon, che ne era stato uno dei fondatori, e che venne sostituito da Joe Walsh. Le lavorazioni durarono ben otto mesi, da marzo a ottobre e furono caratterizzate non solo dal perfezionismo maniacale della coppia di autori Glenn Frey/Don Henley  ma anche, si dice , dall’abbondante uso di cocaina.

Prodotto da Bill Szymczyk, il disco che ne uscì ricompensò abbondantemente gli sforzi e le spese. In esso , gli Eagles superavano la formula ormai stereotipata del country-rock confezionando brani di grande spessore anche sonoro , come la conclusiva e lunghissima “The last resort” (sette minuti e mezzo) e dai testi suggestivi ed evocativi che sembrano raccontare la storia della scalata al successo e della caduta in disgrazia di un ragazzo arrivato a cercare fortuna nella California del Sud. 

Un testo, in particolare quello della title-track è diventato , nel corso del tempo, un piccolo caso , perché in esso alcuni hanno voluto cogliere allusioni diaboliche; ipotesi rafforzata da una interpretazione della copertina – molto bella, e penalizzata dal formato Cd, come moltissime di quelle pensate per i 33 giri – che mostra l’immagine quasi spettrale di un maestoso edificio e, sul retro, l’elegante hall dell’immaginario albergo (hotel=hell?) completamente deserta e abitata solo da una lontana figura che spazza il pavimento.

L'edificio che appare sulla copertina dell'album è il Beverly Hills Hotel, meglio conosciuto come Pink Palace, costruito nel 1912 e situato al 9641 di Sunset Boulevard, a Los Angeles . Si tratta di un albergo di lusso, da sempre frequentato da diverse star di Hollywood.

La direzione dell'hotel fece causa agli Eagles per aver sfruttato l'immagine dell'edificio senza autorizzazione. Gli interni della hall dell'albergo che si vedono sul retro copertina sono quelli del Lido Hotel di Hollywood. Una leggenda metropolitana vuole che nell'illustrazione all'interno dell'LP sia possibile scorgere, affacciarsi da una balconata nella hall dell'albergo, Anton LaVey, fondatore e gran maestro della Chiesa di Satana.

A parte ogni elucubrazione comunque “Hotel California” rimane ancora oggi un album epocale anche come snodo nel passaggio tra i toni morbidi del country-rock e le sonorità ben più dure che si andranno affermando nella seconda metà del decennio segnata dall’irrompere del punk

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