SU ROSARIEDDU
06 aprile 2017
Testo e foto di Paolo Brundu
Uno degli appuntamenti immancabili della Quaresima oranese è quello della recita, prevalentemente in sardo, de “Su Rosarieddu”. Per l’intera Quaresima, tutti i giorni alle ore 20, un gruppo di fedeli si riunisce nella chiesa di “Sa Itria” per un momento di raccoglimento e di preghiera. La devozione per il rosario in sardo è molto antica. Dall'intervista che ho realizzato con l’attuale prioressa della suddetta chiesa, è emerso che questo appuntamento risale a tantissimi anni fa e che, dopo un periodo di sospensione, è stato ripristinato nel 1978, quando, cioè, si è insediata l'attuale prioressa. Anche se sono sconosciute le ragioni della sua sospensione, certo è che prima si recitava nelle case dei diversi quartieri del paese. In ogni rione, a turno, si recitava il rosario e si invitavano tutte le persone del vicinato. Fissato l’orario, alcuni bambini uscivano in strada con una campanella per richiamare la gente. Ripristinata l’usanza della sua recita, non ci si riunisce più nelle case, ma in chiesa. Tra le tante chiese presenti nel paese, si è optato per quella di “sa Itria”, ciò a favorire la partecipazione del maggior numero possibile di fedeli. Pur non essendo tantissimi i partecipanti, grande è l’intensità della preghiera e la devozione dei presenti. La particolarità del rosario quaresimale è l’alternarsi della lingua italiana, sarda e del latino nella recita delle preghiere e delle litanie. Nel giorno della recita in italiano, dopo ogni decina, viene intonato un canto mariano, a completamento del rosario stesso. La recita del “rosarieddu” rappresenta un momento di vera devozione e di intimità con Dio e la Madonna; un modo per riscoprire la bellezza e l'importanza del pregare assieme, perché “se due di voi sulla Terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt. 18, 15-20).
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