Giovanni Favero racconta “In Milan Town Tonight"
22 febbraio 2026
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Milano sotto i riflettori, Milano nell’ombra
Milano brilla, corre, si prepara a mostrarsi al mondo.
Ma ogni città che si illumina per un grande evento internazionale proietta inevitabilmente anche un’ombra. È da questa tensione che nasce In Milan Town Tonight (February 6th 2026), il singolo dei Cockn’y Outcast, prodotto e arrangiato dal collettivo Dead Poets Club.
A raccontarne la genesi è Giovanni Favero, ideatore del progetto insieme al musicista Fulvio Muzio e al producer Roberto Turatti.
Un collettivo, non una band
«Non siamo un gruppo nel senso tradizionale del termine» spiega Favero. «Siamo un collettivo. Un progetto.»
Dead Poets Club nasce con un’idea precisa: sperimentare l’intelligenza artificiale non come sostituzione dell’artista, ma come strumento di produzione e arrangiamento. Una tecnologia che dialoga con la creatività umana, senza annullarla.
Il collettivo aveva già lavorato su testi poetici classici — da Catullo a Baudelaire — trasformandoli in canzoni, scegliendo versi che potessero adattarsi musicalmente a nuove composizioni. Un’operazione culturale che unisce metrica, sensibilità e innovazione.
Poi arriva l’occasione di lavorare su un brano diverso.
Da Il cielo di Milano a una instant song internazionale
L’idea nasce avvicinandosi alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Favero decide di riprendere Il cielo di Milano di Enrico Ruggeri, un brano dal carattere rock e dal respiro quasi britannico.
«Mi sembrava perfetto per essere reinterpretato in chiave internazionale» racconta.
Il testo viene adattato in inglese da Ronnie Jones, mantenendo la metrica originale ma cambiando prospettiva. Nasce così In Milan Town Tonight, una instant song che sceglie una data precisa: il 6 febbraio 2026, giorno della cerimonia inaugurale.
«È il momento della massima spettacolarizzazione della città» spiega Favero. «Il giorno in cui Milano è sotto gli occhi del mondo.»
Non una critica, ma un riflettore
Il comunicato parla di “riflettore”, non di accusa. Favero chiarisce la differenza: «Non c’è volontà antagonista. Le Olimpiadi sono un onore e un privilegio. Ma devono restare un evento condiviso, non solo uno show. Il nostro è un invito a non perdere il senso originario di quei valori.»
Il punto non è negare la grandezza dell’evento, ma ricordare ciò che resta sotto la superficie: le disuguaglianze, il divario crescente tra vertice e base della piramide sociale.
«Se una città soffre alla base, soffre tutta. Anche chi vive nel privilegio.»
Milano come simbolo universale
Nel brano Milano diventa quasi un personaggio, ma non è solo Milano.
«Rappresenta tutte le metropoli del mondo» dice Favero. «Tutte quelle città che vivono il contrasto tra euforia e fragilità.»
L’aumento dei costi, l’accesso selettivo agli eventi, la spettacolarizzazione: dinamiche che non riguardano solo un luogo, ma un modello globale.
La musica come riscatto
La storia dei Cockn’y Outcast, sospesa tra realtà e narrazione, parla di riscatto sociale. Anche qui il confine tra biografia e simbolo non è centrale.
«In questo progetto è più importante ciò che si dice rispetto a chi lo dice. La canzone prevale sul personaggio.»
La musica diventa spazio di semi-libertà, occasione di riflessione immediata, quasi un gesto istantaneo di risposta artistica agli eventi contemporanei.
Favero cita il concetto di “instant song”: una reazione creativa a ciò che accade nel presente.
Arte e responsabilità
Oggi l’arte ha ancora un ruolo sociale?
«Dipende dal livello di impegno. Se è solo intrattenimento, è un’altra cosa. Ma quando è gesto creativo consapevole, allora ha una responsabilità fortissima nel dibattito pubblico.»
Se Milano potesse ascoltare
Alla domanda finale — se Milano si riconoscerebbe in questa canzone — Favero non ha dubbi: «Credo di sì. Perché non dimentica l’attrattiva della città, ma ne ricorda anche lo spazio di miglioramento.»
In Milan Town Tonight non racconta soltanto il momento in cui si accendono le luci. Racconta anche quello in cui si abbassano.
E forse è proprio lì, nell’ombra, che una città può guardarsi davvero.
di Giorgia Pellegrini
Foto e video liberi da copyright https://youtu.be/rZ8CD3id5yk?si=gWjac_IJ4sPKITvB
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