Il Met Gala'26 diventa il "Bezos show"

06 maggio 2026

Dimenticate le piume, i cristalli e i red carpet chilometrici. Quest'anno l’accessorio più discusso sulla scalinata del Metropolitan non è una borsa custom-made, ma il conto in banca di Jeff Bezos. Tra bottigliette d'urina e defezioni eccellenti, Anna Wintour ha venduto l’anima al Re dell’e-commerce?

C’è un momento preciso in cui l’esclusività smette di essere aspirazionale e diventa, semplicemente, una questione di transazioni bancarie. Quel momento è la sera dell'evento più atteso dell'anno. Mentre New York si blocca per il Met Gala 2026, l’aria profuma meno di Chanel N°5 e un po’ più di... magazzino. Sì, perché ai piedi della celebre scalinata, accanto alla "Papessa" Anna Wintour, siede lui: Jeff Bezos. Insieme alla moglie Lauren Sanchez, fresca di copertina su Vogue (il "regalo" di nozze mediatico definitivo), Bezos non è solo un ospite. È il padrone di casa. O meglio, è colui che ha staccato l'assegno per pagare le luci della festa.

Un lavaggio a secco per la reputazione

Il tema della serata sarebbe il rapporto tra arte e moda, ma il vero sottotesto è il rebranding. Jeff e Lauren stanno scalando la piramide sociale di Manhattan con la stessa aggressività con cui Amazon ha scalato il mercato dei libri negli anni '90. Lei, in abiti scultorei e un'estetica che potremmo definire "Vegas-meets-Park-Avenue", lui nel ruolo di mecenate illuminato.

Ma il mondo della moda, solitamente pronto a chiudere un occhio davanti ai miliardi, stavolta sembra avere un sussulto di dignità. Gli attivisti di “Everyone Hates Elon” (che a quanto pare hanno spazio nel cuore anche per odiare Jeff) hanno tappezzato la città di slogan che non lasciano spazio all’immaginazione: "Bezos ti invita a fare festa come se fosse il 1939: la democrazia è roba del passato". Un riferimento poco sottile al sostegno del miliardario a Donald Trump e a un’idea di potere che mal si sposa con l'aura progressista e queer che il Met ha faticosamente costruito negli ultimi dieci anni.

Il party delle bottigliette (gialle)

Se pensavate che il momento più "punk" della storia del Met fosse Alexandria Ocasio-Cortez con il suo abito "Tax the Rich", preparatevi al peggio. La protesta quest'anno si è fatta organica, o meglio, fisiologica. Gli attivisti hanno rivendicato l'introduzione nel museo di 300 bottigliette piene di un liquido sospetto, un richiamo brutale alle inchieste giornalistiche sui driver di Amazon costretti a urinare nella plastica per non mancare i tempi di consegna. Un contrasto stridente: fuori c’è chi non ha tempo per un bagno, dentro c’è chi paga decine di migliaia di dollari per un antipasto di ostriche.

AOC's 'Tax the Rich' Dress Could've Used a Different Slogan - Bloomberg

Meryl dice "No", Zendaya sparisce

Il vero termometro del disastro, però, non sono i manifesti per strada, ma i posti vuoti al tavolo imperiale. La notizia che sta facendo tremare le scrivanie di Vogue è l'assenza di Meryl Streep. Invitata a co-presiedere l'evento per celebrare l’uscita de "Il Diavolo veste Prada 2", la Streep avrebbe fatto un passo indietro proprio per non trovarsi a sorridere a favore di camera accanto all'uomo più ricco del mondo.

E che dire di Zendaya? La regina indiscussa del red carpet, colei che per sette anni ha trasformato la scalinata nella sua passerella personale, quest'anno ha preferito dare forfait. Ufficialmente "impegni", ufficiosamente un desiderio di non essere associata a uno sponsor che molti considerano "tossico". Anche il sindaco socialista Zohran Mamdani ha declinato l'invito: "Voglio rendere accessibile la città più costosa d'America, non festeggiare chi la possiede".

L’anima di Anna ha un prezzo?

Nel 2012, Bezos era già stato sponsor, ma era ancora il "nerd dei computer". Oggi è il simbolo di un sistema che molti attori e creativi iniziano a rigettare. Cynthia Nixon, la Miranda di Sex and the City, è stata tagliente: il Met sta offrendo a Bezos il "carburante culturale" per continuare a distruggere l’America.

Vanessa Friedman del New York Times l'ha scritto senza troppi giri di parole: Anna Wintour sta vendendo la sua "anima elegante". Ma la domanda resta: in un mondo dove i budget dei musei dipendono dai giganti del tech, quanto può permettersi la moda di essere schizzinosa? Lunedì sera, tra un selfie di Lauren Sanchez e un flash dei fotografi, la risposta sarà servita su un piatto d'argento. Anzi, probabilmente sarà consegnata in una scatola di cartone con il sorriso di Amazon stampato sopra. Consegna Prime, naturalmente.

di Giorgia Pellegrini

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