San Valentino nell’era delle situationship
14 febbraio 2026
Situationship: sostantivo moderno, emotivamente instabile.
È quella relazione che esiste in tutto tranne che nel nome.
Vi frequentate, vi sentite, dormite insieme, condividete tempo, confidenze e intimità… ma guai a chiamarla “relazione”.
Non siete single.
Non siete fidanzati.
Siete in quel limbo comodo e pericoloso dove tutto sembra romantico finché non serve definirlo.
Ma noi… cosa siamo? Abbastanza per festeggiarlo?
C’è stato un tempo in cui San Valentino era semplice.
Avevi un fidanzato? Cena romantica.
Eri single? Pizza, amiche e vino.
Fine.
Poi è arrivato il 2026. E con lui la parola che ha distrutto qualsiasi logica sentimentale: situationship.
Non siamo single. Non siamo fidanzate. Non siamo niente di definito.
Eppure, il 14 febbraio, siamo tutte lì a fissare il telefono con la stessa identica domanda che ci rimbalza in testa:
“Ma lui mi farà gli auguri?”
Perché il problema di San Valentino oggi non è trovare l’amore.
È capire se quello che stai vivendo si qualifica abbastanza per essere considerato amore.

L’ansia silenziosa del messaggio che (forse) non arriverà
Non è il regalo. Non è la cena. Non sono i fiori.
È quel vuoto alle 19:42 quando controlli WhatsApp e non c’è nessuna notifica, e ti dici che non ti importa, ma ti importa eccome.
Perché fino al 13 febbraio andava tutto bene: uscivate, dormivate insieme, ridevate, condividevate playlist.
Ma il 14 febbraio è il giorno in cui la realtà bussa alla porta e chiede: “Ok, ma voi cosa siete?” E nessuna di noi ha una risposta chiara.

Il limbo emotivo che nessuna aveva previsto
San Valentino è la festa più crudele per chi vive in una situationship.
Perché non hai il diritto di pretendere nulla.
Ma hai tutte le aspettative di chi prova qualcosa.
Non puoi arrabbiarti se non ti scrive. Non puoi dirgli che ci sei rimasta male. Non puoi neanche parlarne con le amiche senza sentirti dire:
“Eh ma non state insieme…”
E allora fai finta di niente. Metti una storia su Instagram. Esci. Ti distrai.
Ma dentro stai facendo il calcolo mentale di quante volte ha guardato le tue storie.

Il vero dramma: siamo abbastanza qualcosa?
Questa è la domanda che nessuna osa dire ad alta voce.
Non “mi ama?”. Non “mi vuole?”.
Ma: “Siamo abbastanza qualcosa per meritare San Valentino?”
Perché in fondo non vogliamo un mazzo di rose.
Vogliamo un segnale.
Una conferma. Un gesto che dica: “Quello che abbiamo esiste.”
E se il silenzio fosse già la risposta?
Ed è qui che San Valentino diventa spietato.
Perché se il messaggio non arriva, non è solo un giorno che passa.
È una verità che si chiarisce.
Forse non siamo in una relazione. Forse non siamo neanche in un inizio. Forse siamo solo in quel posto confortevole dove tutto sembra romantico finché non serve definirlo.

La verità che nessuna vuole ammettere
San Valentino oggi non divide più single e fidanzate. Divide chi vive qualcosa di chiaro… da chi vive qualcosa di sospeso.
E siamo molte di più nella seconda categoria: ragazze brillanti, indipendenti, sicure… che il 14 febbraio tornano improvvisamente vulnerabili davanti a uno schermo spento.
Perché l’amore moderno non fa male quando finisce.
Fa male quando non inizia mai davvero.
Forse il problema non è San Valentino
Forse il problema è che accettiamo relazioni che funzionano benissimo… finché non serve una prova. E San Valentino, con tutta la sua retorica rosa, è quella prova che nessuna situationship riesce a superare.
Perché l’amore vero non ha paura delle date. Le situationship sì.
E allora, girl, se il 14 febbraio non arriva nessun messaggio, nessun invito, nessun gesto… non sei tu che non vali abbastanza.
È che quello che stai vivendo non è abbastanza per lui.
E forse questa è l’informazione più preziosa che San Valentino poteva darti.
di Giorgia Pellegrini
Foto e video liberi da copyright
https://youtu.be/qPDpS9SlzQ0?si=gQKO_NCGXv8IJ6Om https://youtu.be/mdUkLthCg3Y?si=XgdGCYpk7lsM7LTi
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