Eleonora Rimolo scrittrice della felicità possibile
29 settembre 2019
di Roberto Dall’Acqua
Prima di ascoltare le parole diamo qualche indicazione su questa meravigliosa scrittrice. Eleonora Rimolo (Salerno, 1991) è Dottore di Ricerca in Studi Letterari presso l’Università di Salerno. Ha pubblicato il romanzo epistolare Amare le parole (Lite Editions, 2013) e le raccolte poetiche Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013), La resa dei giorni (Alter Ego, 2015 – Premio Giovani Europa in Versi), Temeraria gioia (Ladolfi, 2017 – Premio Pascoli “L’ora di Barga”, Premio Civetta di Minerva, Finalista Premio Fiumicino, Finalista Premio Fogazzaro) e La terra originale (pordenonelegge – Lietocolle, 2018 – Premio Achille Marazza, Premio Minturnae, Finalista Premio Fogazzaro, Finalista Premio Bologna In Lettere, Premio Speciale della Giuria “Tra Secchia e Panaro”, Vincitrice Premio “I poeti di vent'anni. Premio Pordenonelegge Poesia”, Segnalazione Premio “Under35 Terre di Castelli”). Con alcuni inediti ha vinto il Primo Premio “Ossi di seppia” (Taggia, 2017) e il Primo Premio Poesia “Città di Conza” (Conza, 2018). È Direttore per la sezione online della rivista Atelier.
- Non si può essere profondamente sensibili in questo mondo senza essere molto spesso tristi. (Erich Fromm). Cosa vuol dire secondo te questa frase?
Si può essere superficiali – e quindi provare minore sofferenza del mondo, e si può essere sensibili a tal punto da sentire ogni piccolo dolore del mondo come fosse il proprio. Spesso non è una scelta. Ma altre volte si. È come il dialogo tra Zi Meo e il poeta ne Il Ciocco di Pascoli: guardando il cielo il poeta ne prova terrore, angoscia, si perde tra le domande senza risposta dell’universo, mentre il contadino alza lo sguardo e afferma “stellato fisso: domattina piove”, limitandosi a trarre dal cielo informazioni di tipo pratico, senza provare sofferenza alcuna per il mistero degli astri.
- Come nasce la tua passione per la scrittura?
In maniera del tutto spontanea ed autonoma. Ma naturalmente nel tempo è stata coltivata, curata, alimentata.
- Di cosa parli nei tuoi libri?
Della possibilità di uno spazio di condivisione, in generale. In particolare, nel mio ultimo libro, La terra originale (pordenonelegge-lietocolle 2018) parlo della possibilità di trovare una meta di felicità possibile, una Heimat perduta.
- Il tuo rapporto con i social: li utilizzi?
Sarebbe inutile ignorare la presenza dei social, che gestiscono gran parte della nostra vita e dei nostri rapporti, privati o sociali. Quindi si, li uso, cercando per quanto possibile di creare informazione e condivisione nel modo più corretto possibile.
- Il tuo ricordo, personale o professionale, più emozionante?
Faccio fatica a ricordarne uno su tutti. Sono stata molto emozionata quando ho vinto il dottorato ma anche quando ho messo piede per la prima volta in un’aula piena di studenti.
- Alejandro Jodorowski afferma: <<<Il primo passo non ti porta dove vuoi ma ti toglie da dove sei>>. Che ne pensi?>>.
Penso che per andare avanti bisogna cominciare a mettersi in cammino. Lo dice anche Twain. La meta poi può cambiare in maniera inaspettata, o la vita può trascinarci altrove nonostante ci ostiniamo a seguire una direzione sola. L’importante è non rimanere mai fermi: è una cosa di cui prima o poi ti penti.
- Il tuo sogno professionale da realizzare? E quello privato?
In questo momento non ho sogni ma solo piccoli obiettivi quotidiani: mi basterebbe essere serena, mantenere in ogni caso il contatto con gli studenti e continuare a scrivere.
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News » Il racconto della Domenica | domenica 29 settembre 2019
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