SE DIO NON È CHE UNA CREAZIONE UMANA

05 giugno 2019

DIO? UNA CREAZIONE DELL’UOMO? Cosa pensa Ludwig Feuerbach
 
Testo di Roberto Dall’Acqua
Foto di Francesca Corradini
 
Vi è chi - sempre della cosiddetta "sinistra" hegeliana – va oltre Strauss e Bauer: Dio non è che una creatura dell'uomo; non, quindi, Dio ha creato l'uomo, ma l'uomo ha creato Dio. Parliamo in primo luogo di Ludwig Feuerbach Io ti consiglio di tuffarti nei suoi libri non solo perché si tratta di testi accessibili, ma soprattutto perché essi rappresentano un nodo importante nel campo della riflessione sul "problema-Dio".
Ti suggerisco in primis "L'essenza del Cristianesimo” (Ed. Feltrinelli). E' questa opera che qui seguiamo per sommi capi. La tesi di fondo: Dio non è che la proiezione, in un essere che non esiste, delle caratteristiche dell'uomo. In altre parole la "teologia" è in ultima analisi "antropologia”: se studi a fondo l'essenza di Dio, ti rendi conto che si tratta della stessa essenza umana. Cosa dici, di primo acchito, di questa tesi?
Non mi pare nuova: lo stesso Senofane aveva messo in guardia dal pensare la divinità ad immagine e somiglianza dell'uomo. E' un pericolo oggettivo. Credo, anzi, che l'uomo non possa che pensare a Dio secondo gli schemi "umani": la stessa definizione aristotelica di Dio come "Pensiero di pensiero" non è una proiezione in Dio - in forma pura - del "pensiero" che è una prerogativa dell'uomo?
E' questa la convinzione di Feuerbach: anche il Dio più spirituale - meno antropomorfico - è una proiezione in ultima analisi dell'uomo.
Qui - mi dirai - sta emergendo un altro approccio: Dio come espressione dei "desideri" umani (l'uomo desidera vincere la morte e quindi proietta in Dio questo suo desiderio con la caratteristica dell'eternità). In Feuerbach convivono ambedue gli approcci: sia il primo secondo il quale Dio non è che la proiezione dell’"essenza umana”, sia il secondo cui Dio non è che la proiezione dei "desideri umani". Chiariamo il primo approccio. Cosa potrebbe significare?
Ci provo. In Dio proiettiamo l'"onnipotenza" in quanto questa è in ultima analisi una caratteristica dell'uomo. Non parlo, ovviamente, dell'uomo singolo, ma dell'umanità: cosa non potrebbe fare oggi l'umanità grazie ai progressi scientifici e tecnologici?
La distinzione tra uomo "singolo" e "umanità" viene fatta dallo stesso Feuerbach: l'onnipotenza appartiene all'umanità nel suo insieme, non all'uomo singolo che si sente ed è "impotente". Ti si potrebbe, però, obiettare che l'onnipotenza nell'umanità - semmai - è solo potenziale e, quindi, l'onnipotenza tout court è soltanto l'espressione di un "desiderio dell'uomo".
Ti cito un celebre passo dell'"Essenza del Cristianesimo": "La mia vita è circoscritta in un tempo limitato, ma non la vita dell'umanità. La storia dell'umanità non è che un continuo superamento di limiti, limiti che per ogni determinata epoca avevano il valore di limiti dell'umanità e perciò di limiti assoluti, insormontabili. Ma sempre il futuro rivela che i supposti limiti della specie, non sono che limiti degli individui." Cosa ne dici?
Mi sembra una lettura corretta della storia degli ultimi secoli: l'umanità grazie alla scienza ed alla tecnologia non fa che "indiarsi" abbattendo limiti che prima erano considerati "naturali". 
Cosa significa “indiarsi”? Partiamo dalla letteratura – cito il vocabolario Treccani -, innalzare a Dio, collocare tra gli dei, o beatificare, divinizzare, rendere quasi simile a Dio o a un dio; avvicinare alla felicità divina: teco la mortal vita saria Simile a quella che nel cielo india (Leopardi). Più comune è indiarsi, avvicinarsi a Dio attraverso la contemplazione, addentrarsi nella visione di Dio, o divenire partecipe della beatitudine divinaD’i Serafin colui che più s’india(Dante); Com’angel contemplando arde e s’india (Carducci).
Di questo passo non è escluso che in un futuro forse, non troppo lontano, si arrivi ad abbattere anche il limite che si ritiene più "naturale" di tutti, cioè la morte.
Potrebbe essere una lettura legittima. Tieni, comunque, conto che l'uomo ha in mano un tale patrimonio scientifico-tecnologico col quale sarebbe in grado di distruggere numerose volte lo stessa pianeta Terra. Si tratterebbe, poi, di un Dio in fieri (cioè in potenza): non ci sarà mai un'epoca senza più limiti da superare.
 
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