Suono e Immagine, l’estetica della musica
10 marzo 2026
C'è chi direbbe il contrario, ma la musica non è fatta solo di suono, di vibrazioni ed emozioni. C'è una cosa che accompagna la musica e senza la quale non sarebbe la stessa: questa è l'estetica, poter vedere la musica.
Si tratta di una delle cose più complicate: dare un potere visivo a un'opera e farlo nel modo giusto; c'è tuttavia chi è in qualche modo facilitato in questo: chi ha a che fare con la sinestesia tra musica e colori, ovvero un fenomeno in cui un suono o un timbro può evocare fino a visualizzare un colore. Può anche accadere il contrario: associare a un colore un preciso suono.
Ai giorni nostri possiamo associare l'estetica di una band al suo logo — la linguaccia dei Rolling Stones — e all'outfit dell'artista — il trucco dei Kiss —. Quella di un brano musicale la associamo alle immagini che vengono evocate dal suo testo e dal suo arrangiamento, al videoclip e alla copertina del singolo o dell'album. Il prisma di "The Dark Side of the Moon" dei Pink Floyd (1973) è l'esempio più iconico, in quanto si può dire che abbia fatto la storia della musica e abbia dato una faccia a quel capolavoro. Anche il pentagramma di una composizione e l'incisione dell'onda sonora su un vinile o in formato digitale possono essere considerati una fotografia dell'opera.

Torniamo indietro: musica e immagine hanno sempre fatto parte l'una dell'altra.
Dare un titolo a un'opera è stato il primo passo per vedere la musica, come con "Le quattro stagioni" di Antonio Vivaldi (1725). Facendo un salto di duecento anni, vediamo in Francia il cosiddetto "impressionismo musicale" — descrizione di paesaggi attraverso la musica — e i musicisti impressionisti, come Maurice Ravel, che attraverso il leitmotiv usavano un determinato strumento per rappresentare un determinato personaggio.
Un altro esempio esemplare è il balletto, dove la musica accompagna la coreografia nell'intento di raccontare una storia senza l'utilizzo delle parole, che invece caratterizzano l'opera lirica, la quale è divisa in arie e recitazione, sempre accompagnata musicalmente; come poi, arrivati gli anni Venti e Trenta del Novecento, vediamo nel musical e, nel 1927, con l'uscita del primo film sonoro nel mondo del cinema: "Il cantante di jazz", prodotto dalla Warner Brothers. Un mondo che si è evoluto fino ad averci regalato le stupende colonne sonore di geni come Hans Zimmer, Ennio Morricone e Alan Silvestri, che rappresentano perfettamente il concetto di musica e immagine.
Mi chiedo se esistano altri modi per rappresentare la musica.
di Marco Mele
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