La morte s’avvicina - Torno bambino21/3/2021

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La morte s’avvicina - Torno bambino21/3/2021

di Roberto Dall’Acqua

Non mi ricordo di quando ero piccolo. Cosa facevo? Cosa pensavo? Per chi mi emozionavo? Ho vaghi ricordi della mia infanzia e il bambino che è in me, ora, non ricorda quello che fu. Perché? Perché non ricordo? Mi piacerebbe tornare bambino. Iniziare, di nuovo, la vita da capo. Chissà se  sarebbe stato tutto uguale, se tutto scorreva negli stessi binari. Ma non sono più bambino.
 
Un anno e un mese fa ero a Sanremo. Precisamente quel sabato - nella sala stampa della 70esima edizione del Festival di Sanremo - assistevo alla finale. In mezzo a tanti colleghi, giovani ed entusiasti, commentavamo le canzoni, scrivevamo e ballavamo sui motivi di quella serata. Vinceva Diodato con “Fai ruomore”. Splendida sera, meravigliosi e indelebili ricordi. Con gli amici di RadioTivuAzzurra e, anche, con persone conosciute lì, a Sanremo, per la prima volta. 
 
È passato un anno e un mese eppure è cambiato molto in questo periodo complice il COVID -19. O non è mutato nulla. Non vedo amici e familiari, esco di meno, non lavoro, non produco e nemmeno - in quanto appunto disoccupato - mi fanno la vaccinazione anti pandemia.
È buio, la primavera ancora non è arrivata e il cielo non è stellato.  Fra meno di un mese compio 58 anni e la vita - evidentemente - se ne sta andando. Alla mattina quando mi sveglio, spesso, mi coglie questo pensiero. Questa notte non ho avuto attacchi di cuore né ictus. Posso aprire gli occhi e vedere mia moglie che sospira accanto a me. Lucia è un dono del cielo e spiegare il perché è semplice ma, allo stesso tempo, difficile. Molto difficile. È uno scudo che ci lega da 23 anni e che ci protegge. Lei è la mia corazza con cui affronto l’oggi e il domani. Forse - ora superati i cinquanta anni - ci sentiamo più soli, anche e se abbiamo conoscenti e amici. Un figlio manca perché sarebbe stato diverso e una sfida in più che, magari, avremmo vinto. Non guardo il futuro come una minaccia ma con curiosità. Anche se, talvolta, tutto si ripete inesorabilmente e noiosamente.
 
La Polinesia - con le sue lussureggianti isole - resta una meta ma, forse, tra qualche anno non ne avrò più le forze fisiche e le possibilità economiche. Sono grato per averla visitata da giovane e ancora atletico uomo. Posso “accontentarmi” di Oliena e di Palermo.
 
Grazie a mamma e papà perché mi hanno lasciato un’infinità di beni, anche materiali, con cui sto fronteggiando questi momenti difficili. Purtroppo non basteranno i vaccini e la situazione - a mio parere - sarà sempre negativa  o ancora peggiore di come è oggi. Per Daniela, mia sorella, non ho parole in grado di descrivere la mia “ammirazione” per lei. Mi sarebbe piaciuto vivere con lei, nel senso da quando è nata e ora. Sarebbe stato emozionante e divertente.
 
Mi dispiace di morire perché ricordo le morti di chi mi è caro. Sofferenza indicibile! Che toccherà a me e a chi mi vuole bene. Non so se valga la pena vivere, aver vissuto una gioia corrisponde ad aver vissuto un dolore. Malauguratamente la “sera” arriva presto, troppo presto. E nessuna gioia può sopperire alla presenza della morte. Morte che, inevitabilmente, si fa più vicina e che, meritoriamente, tiene celata la sua data. Arriva, anzi arriverà, ma alla morte non bisogna dare soddisfazione. O no?
 
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