Una storia di...cartoline

21 settembre 2016

di Pina D’Alatri

La storia di una famiglia dell’aristocrazia siciliana, narrata attraverso una sequenza di cartoline d’epoca, è il leitmotiv del catalogo curato da Franco Tumeo, “Caro Piccolo ti scrivo …” (Pa 2014, Federico II Editore pag.195), con introduzione di Gioacchino Lanza Tomasi. Si tratta di una raccolta di 155 cartoline che ,dal 1900 al 1964, sono state inviate ai componenti della famiglia Piccolo di Calanovella: il barone Giuseppe, la nobildonna Teresa, i figli Agata Giovanna, Casimiro e Lucio. Le cartoline, ritrovate fortuitamente da Franco Tumeo, appassionato ricercatore del tempo che fu, si rivelano un’ importante fonte archivistica che, in modo minimale, riesce a fornire uno spaccato del microcosmo della famiglia Piccolo e del macrocosmo italiano e europeo, fin un po’oltre la prima metà del ‘900. Attraverso le cartoline, è possibile entrare nell’intimità della famiglia, sempre filtrata mediante un linguaggio sorvegliato e formale, come i tempi e l’alto lignaggio dei Piccolo consentivano. Giuseppe, figlio del ricco proprietario terriero Casimiro e della nobile Agata Moncada Notarbartolo, eredita oltre ai possedimenti palermitani, una notevole quantità di feudi sui Nebrodi. Ama la vita spensierata , il gioco , le belle donne e ha un’intensa frequentazione con i Florio. Teresa, come invece dimostrerà in seguito, è d’altra pasta. Seconda figlia del conte Lucio Tasca Lanza d’Almerita e della principessa Giovanna Filangieri di Cutò, annovera tra le sue sorelle: Beatrice moglie di Giulio Tomasi, principe di Lampedusa e madre di Giuseppe; Nicoletta (Lina) moglie del cavaliere Filippo Cianciafara; Giulia, dama di corte della regina Elena e moglie del Conte Trigona. La diversità dei caratteri e delle abitudini non ostacolano la buona convivenza tra i coniugi , cementata anche dalla nascita dei tre figli. La loro vita si svolge tra il palazzotto di via della Libertà 13, a Palermo e la piana di Capo d’Orlando(contrada Vina) dove si erge la bella villa che domina il mare con vista sull’Eolie e la campagna marezzata di alberi da frutta e piante esotiche. Giuseppe però , quando ormai l’età inclina verso più morbidi declivi, si innamora di una ballerina e fugge con lei; Teresa tetragona custode della dignità di famiglia, abbandona Palermo e con i figli si ritira a Vina, dove si dedicherà all’amministrazione del dissestato patrimonio, mentre Agata approfondirà la botanica, Casimiro si diletterà di fotografia, pittura e ’occultismo e Lucio, finalmente darà sfogo alla sua vena poetica che lo consacrerà tra i migliori poeti del ‘900. Tutto questo è percepito attraverso le formule stereotipate,i guizzi di spontaneità, le espressioni briose e spigliate, le riflessioni profonde e malinconiche. Le immagini seguono la moda del tempo e per lo più rappresentano il diverso, l’esotico, l’attrazione sensuale di figure femminili, la pittura impressionista; non mancano i paesaggi: Palermo, Roma, L’Alto Adige, Parigi, Londra. Ci sono anche tradizionali cartoline natalizie ,pasquali, augurali ma anche belliche da cui occhieggiano strumenti di morte. I corrispondenti sono parenti, amici, pretendenti, famigli. Tra tutti una figura inquietante: il Mostro, Giuseppe Tomasi, grande genio ,ancora da scoprire. Egli aveva già percepito il declino del mondo dei Gattopardi travolto da un nuovo assetto sociale, volto verso il compromesso e l’arrivismo. Oggi le cartoline sono sostituite dai messaggi rapidi e sintetici del web e rappresentano un oggetto” retrò “, su cui è concesso a pochi nostalgici di far prova di bella scrittura.

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