Gorbaciov, gli uomini scelti dalla Storia e l'anno della maturità... 11/3/2019

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Gorbaciov, gli uomini scelti dalla Storia e l'anno della maturità... 11/3/2019

di Giovanni Curatola

Aver fatto l’ultimo anno di liceo nel 1989/90, ricordo che mi consentì di commentare e scambiare pareri con qualche professore e qualche compagno di classe più affiatato non solo sul Mondiale che si sarebbe svolto in pieno periodo di maturità, ma anche su quanto stava accadendo in quei mesi nel nostro continente. La Russia era ancora U.R.S.S., stati come la Germania Est, la Cecoslovacchia e la Jugoslavia erano ancora in piedi, l’Europa era sempre, almeno formalmente, divisa in due blocchi, ma si capiva chiaramente che con la caduta del Muro di Berlino e con l’allentamento della pressione politico-militare sovietica sui suoi stati satelliti (dove o si iniziavano a svolgere le prime elezioni semi-libere o covavano i primi vagiti di indipendenza vera e propria), la carta politica dell’Europa sarebbe di lì a breve inevitabilmente mutata. Ricordo che ipotizzavamo scenari futuri, vedendo e interpretando la situazione come possono vederla e interpretarla dei 18enni a ridosso della maturità classica: più colti (forse) rispetto alla media dei nostri coetanei, più appassionati all’attualità (senz’altro), ma con conoscenze pur sempre approssimate e comunque intrise di quell’ideologia politica che a torto o a ragione, nel pieno della tua esuberanza giovanile ti infiamma e ti condiziona nei giudizi più che in altre età successive.

Così, ricordo che al disfacimento economico, politico e militare del blocco sovietico di quei mesi, davamo nel corso di una lezione in aula, un’uscita serale o un pomeriggio sui libri pareri e chiavi di lettura “rosse” o “nere”, ossia diverse e a contrastanti. Così a me, che notoriamente passavo per uno “convinto” di destra anche se le etichette le ho sempre rifiutate perché a mio avviso riduttive e superficiali, capitava di dare sul Muro crollato e sul ruolo del premier russo Gorbacev un’interpretazione diversa da quelle “rosse” come la nostra professoressa di Filosofia o il buon Federico (fedele compagno di banco e di risate per 3 anni). O filo-americana come Luca, Rosaria o la prof. di italiano, quella nuova che tutti si arruffianavano in vista dell’esame di maturità e che io, un po' per antipatia naturale e un po' per aver scelto Fisica e Latino, mi permettevo puntualmente e ingenerosamente di snobbare. Antipatia reciproca. Si era legata probabilmente al dito un pomeriggio in cui, alla vigilia di un tema in classe, mi incontrò al cinema mentre il grosso della classe, di solito prima di un tema, è intenta a ripassare freneticamente letteratura. Ma che potevo farci? Ho sempre considerato i temi di letteratura una ciambella di salvataggio per chi non ha fantasia: personalmente, mai fatti. Mi sono sempre affidato ai temi di attualità, senza penare prima su quale potesse capitarmi perché, a prescindere dall'argomento, uno che non viene dalla luna ed è mediamente informato sul mondo in cui vive, 4 idee da buttar giù le trova sempre. E ogni vigilia di tema, era così un pomeriggio libero.  

Gorbacev, si diceva. Chi fu realmente? L’uomo che da solo stava cambiando la Storia (come la vedevano in tanti) o l’uomo invece (come la vedevo io) trascinato dal corso della Storia, che fatalmente sarebbe cambiata anche senza di lui? Diceva Mussolini: “Sono le circostanze a cercare i propri uomini, non gli uomini le circostanze”. E in quelle circostanze, (così come in altre c’è bisogno di un uomo forte) la Storia scelse lui, un innovatore che rompesse col passato. Magari scelse un leader più intelligente e lungimirante di altri, per carità, ma uno doveva pur sceglierlo. E in fretta pure, perché non la sola volontà di Gorbacev, ma le congiunture politiche, sociali ed economiche (quelle sono sempre le prime) stavano facendo sì che mondo non potesse più restare quello di prima. Il premier russo fu abilissimo a gestire (e spesso anche a dirigere) il cambiamento, forse ne decise anche il giorno e l’ora, ma anche senza di lui quell’Europa e quel mondo così quanto sarebbero potuti durare ancora? L’economia sovietica era al collasso, il malcontento popolare per gli illiberali e spesso disumani sistemi comunisti era sempre più solido e minaccioso: dalla Polonia all’Ucraina, dall’Ungheria alle 3 Repubbliche Baltiche. Settant’anni di comunismo avevano portato al popolo qualche beneficio (ordine, solidarietà, criminalità quasi assente, politiche sociali, poca disoccupazione e qualche gratuità sanitaria e scolastica), ma a prezzo di una fame e una povertà sempre più spaventosa e che sempre più capillarmente abbracciava ogni ceto sociale del blocco sovietico. In un modo o nell’altro, si doveva cambiare. Con Gorbacev la falce e il martello fu ammainata nel modo più graduale e incruento possibile, con altro avremmo magari assistito a una sollevazione popolare o una guerra, con un altro ancora a un intervento americano o un colpo di stato, ma era comunque l’ora del cambiamento. Se non in quel biennio 1989-90, poco dopo. Il “sol dell’avvenire” non avrebbe comunque salutato il nuovo secolo.

C’è un tempo per tutto, e quando la Storia dice stop, è stop! E lo dice servendosi di uomini ad hoc: di Costantino per trasformare Roma da nemica a culla del Cristianesimo, di Napoleone per esportare in Europa quella “liberté, égalité, fraternité” che la Rivoluzione Francese aveva tradito, di Carlo Magno per unificare una prima volta l’Europa, di Milziade per salvare Atene dallo sbarco persiano dopo Maratona, di Mussolini per scongiurare il comunismo al potere nell’Italia del primo dopoguerra, di Lincoln per porre fine alla tratta degli schiavi nel Nuovo Continente, o di Cristoforo Colombo per averlo scoperto 3 secoli prima. Uomini giusti o sbagliati, con torti e virtù, che la Storia quand’ha voluto cambiare se stessa ha collocato in un determinato posto e in un preciso momento. La Storia o il caso. Che, per chi crede, è Dio quando non si firma…

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