L’eterna ossessione per il presidenzialismo26/8/2022

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L’eterna ossessione per il presidenzialismo26/8/2022

di Totò Mazza

Con modalità “carsica” riaffiora il mito dell’uomo forte al comando

Cosa c’è da attendersi da un vecchio e noto piduista? Da uno che da sempre afferma di essersi iscritto alla loggia massonica P2 quasi distrattamente – come se si fosse trattato di un qualsiasi club elitario – e soltanto perché indotto a farlo da un amico – il giornalista Roberto Gervasocui è addebitata l’iscrizione per “procura” –, salvo esser puntualmente e personalmente smentito dal capo della loggia, ovvero dal “venerabile maestro” Licio Gelli (oggi considerato dalla Procura di Bologna uno dei mandanti della terribile strage alla stazione del 1980 e, più in generale, uno dei principali artefici della “strategia della tensione” che ha lungamente insanguinato il nostro paese) che invece ha più volte dichiarato di averlo “iniziato” in presenza?

Cosa c’è dunque da attendersi, se non l’ennesima riproposizione – seppur in forma mimetizzata e malcelata – di un componente cardine del cosiddetto <<piano di rinascita democratica> di matrice piduista, e cioè di quella svolta “presidenzialista” (nel piano di Gelli concentrata sul rafforzamento e sulla stabilizzazione della Presidenza del Consiglio) che comporterebbe una trasformazione in senso autoritario degli assetti costituzionali della nostra Repubblica e – in definitiva – il rilancio in  maniera surrettizia della figura dell’uomo forte al comando? Di quel “conducator” che, dietro la parvenza della legittimazione democratica, potrebbe ricondurre il nostro paese “legalmente” a quel triste passato condannato dalla storia?

L’immarcescibile – per modo di dire, nonostante l’evidente abuso di chirurgia estetica – Silvio Berlusconi non manca, dunque, di rilanciare una delle “fissazioni” che lo ossessionano da sempre: divenire finalmente – magari anche post-mortem, mummificato come un faraone –, e ad onta delle innumerevoli peripezie giudiziarie, il presidente “forte” di uno stato autoritario.

Possono stracciarsi le vesti quanto vogliono – gli alleati leghisti e fratelli d’Italia, sodali del Cavaliere nello slancio presidenzialista – nell’affermare che nella destra italiana non c’è alcun germe fascista o alcuna volontà di stravolgere gli assetti dello Stato, riportandoli a modelli socio-culturali, economici e politici del passato più funesto. Il signor Salvini, infatti, è quello del <<datemi i pieni poteri>> e della palese “simpatia” per Putin (un autocrate sanguinario, con cui tanti in Italia hanno flirtato per convenienza e tornaconto) e la signora Meloni è quella che mantiene nel proprio simbolo la fiamma tricolore (icona dello MSI, fondato dopo la seconda guerra mondiale da un pugno di repubblichini riciclati ed impuniti) e che va blaterando in termini assolutamente reazionari ogni qual volta – dalla Spagna all’Ungheria – è a contatto coi suoi impresentabili sodali.

Ci pensino bene gli italiani prima di andare a votare a settembre; ci pensino bene, ricordando che non solo Mussolini ed Hitler sono stati eletti “democraticamente”, ma che anche – più recentemente e più inquietantemente – lo sono stati i signori Putin ed Erdogan. Non a caso tutta gente che non ci ha pensato due volte ad usare le “maniere forti” per prolungare illimitatamente l’ignobiltà del proprio abuso di potere.

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