3 GENNAIO 1925: COME E PERCHÉ IL FASCISMO DIVENNE DITTATURA

03 gennaio 2019

di Giovanni Curatola
 
Il pomeriggio di sabato 3 gennaio 1925, col seguente discorso del capo del governo Benito Mussolini alle Camere, di cui riportiamo più avanti i passi salienti, ebbe convenzionalmente ed anche effettivamente inizio la dittatura. A quella data, il fascismo era già da 2 anni e 2 mesi al potere, ottenuto il 31 ottobre 1922 con la Marcia su Roma. Era stato il re, su pressione e per il sollievo delle forze armate, delle forze imprenditoriali e produttive del paese e di larga parte dell’opinione pubblica, ad affidare il governo a Mussolini. Un incarico di cui il Duce del fascismo non abusò (riservando al suo partito solo 4 ministeri su 18), nell’illusione di poter rimettere in moto il paese attraverso una coalizione politica e metodi liberali. E fu scelto non in quanto capo del fascismo bensì in quanto domatore dello stesso, l’unico uomo d’ordine capace di tenere a bada le violente ed eterogenee bande squadriste capeggiate da ras locali e spesso pure in contrasto fra loro. E la Milizia, organo militare inquadrato, disciplinato e sottoposto a giuramento al Re, in cui far confluire gli squadristi di tutta Italia, fu la formula vincente elaborata all’indomani della Marcia su Roma per arginare appunto le bande più facinorose, sottrarle all’iniziativa incontrollata e spesso violenta dei suoi “ducetti” locali e metterle proficuamente a servizio della nazione (Milizia postale, confinaria, portuale, forestale, stradale, ecc.). Ma il Mussolini liberale, pompiere, moderatore, controllore dei suoi, con cui si mostrava più duro che non con gli avversari, il Mussolini che indirizzava ai suoi ex compagni socialisti non manganellate ma ponti d’oro (il più noto, un “Patto di pacificazione” che gli squadristi più estremi gli fecero naufragare), durò appena un anno e mezzo. A sbarrargli la strada, nell’estate del 1924, fu l’uccisione del deputato socialista Matteotti (“Mi hanno gettato un cadavere che mi impedisce di camminare”). Uccisione accidentale maturata a seguito di un’aggressione ordita delle frange fasciste più estreme a mò non già di regalo, ma di punizione nei confronti del loro capo ritenuto troppo moderato e conciliante coi nemici politici. L’ondata di commozione per questo crimine, in Italia e all’estero, fu enorme. Il fascismo nel suo insieme accusò il colpo, ritraendosi in mesi di stagnazione politica nella quale non pochi ne iniziarono a presagire la fine, o comunque il suo smembramento e ritorno allo squadrismo incontrollato e indisciplinato dell’ante-Marcia. Il che, con l’opposizione politica che tentava di rialzare la testa con altrettanta violenza, equivaleva a far rimpiombare il paese nel caos della guerra civile. Fu in questo clima che, l’ultimo dell’anno di quel 1924, il quadrumviro Italo Balbo ed altri 32 comandanti della Milizia irruppero nello studio di Mussolini imponendogli di fatto l’aut-aut: per evitare il caos al paese e riprenderne saldamente la guida occorreva rompere prepotentemente gli indugi, o lo faceva lui (Mussolini) o l’avrebbero fatto altri capi ben più radicali e intransigenti che ne avrebbero preso il posto. L’episodio, passato alla storia come il “pronunciamento dei consoli”, fu riferito al Re, che davanti a prospettive più estreme e pericolose per l’ordine pubblico, confermò l’incondizionata fiducia in Mussolini, avallando che fosse lui e non altri a far virare il fascismo verso la dittatura. Due giorni dopo, pur essendo sabato, il Parlamento si riunì a Camere riunite e Mussolini diede via al nuovo corso col famoso discorso del 3 gennaio (1925). Il quale iniziò alle 15.40, interrotto in più punti da ovazioni e corali alzate in piedi, e che terminò alle 16.10. Il capo del fascismo lo iniziò addossandosi la responsabilità politica di un delitto che non aveva (Matteotti), tracciando poi una breve panoramica sul clima ad esso scaturito e, infine, motivando l’uso della dittatura quale unico strumento necessario per spezzare i nodi che avevano paralizzato fascismo e paese negli ultimi mesi. Eccone i passi salienti:
“Si è detto che io avrei fondato una ceka. Dove? Quando? In qual modo? Nessuno potrebbe dirlo! Ho sempre detto che la violenza, per essere risolutiva, deve essere chirurgica, intelligente, cavalleresca. Ora i gesti di questa sedicente ceka sono stati sempre inintelligenti, incomposti, stupidi. Ma potete proprio pensare che nel giorno successivo a quello del Santo Natale… io potessi ordinare una aggressione… dopo il mio discorso di Monterotondo, che è stato forse il discorso più pacificatore che io abbia pronunziato in 2 anni di Governo? Risparmiatemi di pensarmi così cretino! Dopo un successo così clamoroso che tutta la Camera ha ammesso, comprese le opposizioni, come potevo pensare di far commettere non un delitto, ma nemmeno il più tenue sfregio a quell'avversario che io stimavo, perché aveva un certo coraggio che rassomigliavano qualche volta al mio e alla mia ostinatezza nel sostenere le tesi? Dei cervellini di grillo pretendevano da me in quella occasione gesti di cinismo, che io non sentivo di fare perché ripugnavano al profondo della mia coscienza, oppure dei gesti di forza. Di quale forza? Contro chi? Per quale scopo? Pena di morte? Ma qui si scherza, signori. Prima di tutto bisognerà introdurla nel codice penale, e poi comunque la pena di morte non può essere la rappresaglia di un governo. Dev’essere applicata dopo un giudizio regolarissimo quando si tratta della vita di un cittadino! Fu alla fine di quel mese che io dissi: voglio che ci sia la pace per il popolo italiano; e volevo stabilire la normalità della vita politica. Ma come si è risposto a questo mio principio? Prima di tutto, con la secessione dell'Aventino, secessione anticostituzionale, nettamente rivoluzionaria, poi con una campagna giornalistica immonda e miserabile, che ci ha disonorato per 3 mesi. Le più fantastiche, le più raccapriccianti, le più macabre menzogne sono state affermate diffusamente su tutti i giornali… Si inventava, si sapeva di mentire ma si mentiva. E c'è un risultato di questa campagna: il giorno 11 settembre qualcuno spara su uno dei nostri migliori, che morì povero. Aveva 60 lire in tasca. Tuttavia io continuo nel mio sforzo di normalizzazione. Reprimo l'illegalismo. Non è menzogna. Non è menzogna il fatto che nelle carceri ci sono ancor oggi centinaia di fascisti, che si sia riaperto il Parlamento regolarmente alla data fissata e si siano discussi, non meno regolarmente, tutti i bilanci, il giuramento della. Milizia. Non basta: compio un ultimo gesto normalizzatore, il progetto della riforma elettorale. A tutto questo come si risponde? Con una accentuazione della campagna. Si dice: il fascismo è un'orda di barbari accampata nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale, e noi conosciamo la trista storia delle questioni morali in Italia! Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece la passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! In questi ultimi giorni non solo i fascisti ma molti cittadini si domandavano: c'è un governo? Ci sono degli uomini o dei fantocci? Questi uomini hanno una dignità come uomini? E ne hanno una anche come governo? Un popolo non rispetta un governo che si lascia vilipendere! Il popolo vuole specchiata la sua dignità nella dignità del governo. E il popolo, prima ancora che lo dicessi io, ha detto: basta! La misura è colma! Ed era colma perché? Perché la sedizione dell'Aventino ha sfondo repubblicano e ha avuto delle conseguenze. Perché in Italia oggi chi è fascista rischia ancora la vita! Nei soli mesi di novembre e dicembre, 11 fascisti sono caduti uccisi, 3 incendi in un mese, poi un risveglio sovversivo su tutta la linea… Allora viene il momento in cui si dice: basta! Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c'è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai.Ora io oso dire che il problema sarà risolto. Il fascismo - governo e partito - sono in piena efficienza. Signori, vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che fosse morto perché io lo castigavo. Ma se io mettessi la centesima parte dell'energia, che ho messo a comprimerlo, a scatenarlo, voi vedreste allora…! Non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare definitivamente la sedizione dell'Aventino. L'Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa. Noi questa calma, questa tranquillità laboriosa gliela daremo: con l'amore se è possibile, con la forza se sarà necessario. Nelle 48 ore successive a questo mio discorso la situazione sarà chiarita su tutta l'area. E tutti sappiano che non è capriccio di persona, non è libidine di governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la Patria!”
 
 
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