Ecco come, cent'anni fa, nasceva il fascismo...22/3/2019

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Ecco come, cent'anni fa, nasceva il fascismo...22/3/2019

di Giovanni Curatola

Milano, piazza San Sepolcro, domenica 23 marzo 1919 ore 10.30. Al 2° piano del numero civico 9 (il settecentesco Palazzo Castani), nella grande sala dell'“Associazione degli industriali e dei commercianti”  ha luogo un'adunata nazionale degli interventisti italiani promossa da Benito Mussolini. Esauritasi, tra mattina e pomeriggio, in 4 ore appena, questa riunione costituisce l’atto di nascita del fascismo. In realtà 2 giorni prima Mussolini ha già fondato il Fascio di Combattimento di Milano (non a caso poi definito “il Fascio primogenito”), ma con quest’adunata ne illustra pubblicamente per la prima volta il programma, subito approvato per acclamazione in ogni suo punto e senza perciò bisogno di essere messo ai voti. Un programma che già dall’inizio dà al neonato fascismo un’impronta nuova, una “terza via” che scavalchi tanto a sinistra il bolscevismo e il socialismo ufficiale quanto a destra il capitalismo. Il termine stesso “fascismo” sta a simboleggiare un fascio in cui siano raccolte le forze migliori e più sane del paese, un’unione di quanti “al di là delle sfumature dei singoli partiti, quest’Italia vogliono salvare”. Sono presenti alla riunione da 250 a 300 persone, in gran parte volontari, ex combattenti o Arditi reduci dalla Grande Guerra, amici, futuristi, sindacalisti, professori e operai, avvocati e tipografi, qualche onorevole. Vengono un pò da tutta la Lombardia e dal Nord Italia (Liguria, Piemonte, Emilia, Veneto, Venezia Giulia, Alto Adige), qualcuno anche dal Centro-Sud (Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglie) e dalla Sardegna. Il discorso mattutino, con cui Mussolini fonda i Fasci di Combattimento, comprende 3 dichiarazioni:

1))“L'adunata del 23 marzo rivolge il suo primo saluto e il suo memore e reverente pensiero ai figli d’Italia che sono caduti per la grandezza della patria, ai mutilati e invalidi, a tutti i combattenti e agli ex-prigionieri… e si dichiara pronta a sostenere energicamente le rivendicazioni d'ordine materiale e morale che saranno propugnate dalle associazioni dei combattenti”. Noi non vogliamo separare i morti, né frugare loro nelle tasche per vedere quale tessera portassero: lasciamo questa immonda bisogna ai socialisti ufficiali. Noi comprenderemo in un unico pensiero di amore tutti i morti, dal generale all'ultimo fante, dall'intelligentissimo al più incolto e ignorante... questa gioventù meravigliosa che è andata al fronte e che là è rimasta… Noi possiamo affermare con piena sicurezza che la patria oggi è più grande non solo perché giunge al Brennero e perché va alla Dalmazia, ma è più grande l'Italia perché noi ci sentiamo più grandi, in quanto abbiamo l'esperienza di questa guerra che abbiamo voluta, che non ci è stata imposta e potevamo evitarla. E la guerra ha dato tutto quello che noi chiedevamo”; 2) “L'adunata del 23 marzo dichiara di opporsi all'imperialismo degli altri popoli a danno dell'Italia e all'eventuale imperialismo italiano a danno di altri popoli…”. Abbiamo 40.000.000 di abitanti su una superficie di 287.000 kmq, Saremo, fra 10 o 20 anni, 50.000.000, ed abbiamo appena 1.500.000 di kmq di colonia, in gran parte sabbiosi e verso i quali non potremo mai dirigere la nostra popolazione. Ma se ci guardiamo attorno vediamo l'Inghilterra che con 47.000.000 di abitanti ha un impero coloniale di 55.000.000 di kmq, e la Francia che con una popolazione di 38.000.000 di abitanti ha un impero coloniale di 15.000.000 di kmq. Tutte le più grandi nazioni del mondo, non esclusi Portogallo, Olanda e Belgio, hanno un impero coloniale al quale tengono, e che non sono affatto disposte a mollare… Noi vogliamo il nostro posto nel mondo poiché ne abbiamo il diritto… Intendiamoci: se la Società delle Nazioni dev’essere una solenne fregata da parte delle nazioni ricche contro le nazioni proletarie per fissare ed eternare le condizioni attuali dell'equilibrio mondiale, guardiamoci bene negli occhi: questo non è idealismo: è tornaconto e interesse…; 3) “L'adunata del 23 marzo impegna i fascisti a sabotare con tutti i mezzi le candidature dei neutralisti di tutti i partiti”. E’ evidente che entro quest’anno ci saranno le elezioni. Si voglia o non si voglia, in queste elezioni si farà il processo alla guerra. Noi accetteremo la battaglia poiché non solo non siamo pentiti di quello che abbiamo fatto, ma andiamo più in là, e diciamo che se in Italia si ripetesse una condizione simile a quella del 1915, noi ritorneremmo a invocare la guerra come nel 1915. E’ molto triste pensare che ci siano stati degli interventisti che hanno defezionato in questi ultimi tempi. C’è stata la defezione originata dalla paura fisica. Per quietare la belva, molliamo la Dalmazia, rinunciamo a qualche cosa. Noi non solo non ci metteremo su quel terreno politico, ma non avremo nemmeno quella paura fisica… Ogni vita vale un'altra vita, ogni sangue un altro sangue, ogni barricata un'altra barricata... Tutto ciò non è stato soltanto un delitto contro la patria, ma si è tradotto in un ulteriore sangue versato di mutilati e di feriti”.

Approvate all’unanimità le dichiarazioni proposte da Mussolini, la seduta alle 12.15 è sospesa. Quando riprende, poco dopo le 14.00, il futuro Duce enuncia il suo programma:

“Noi non abbiamo bisogno di metterci programmaticamente sul terreno della rivoluzione perché, in senso storico, ci siamo dal 1915... Il bolscevismo non ci spaventerebbe se ci dimostrasse che esso garantisce la grandezza di un popolo, e che il suo regime sia migliore degli altri. Ma è ormai dimostrato irrefutabilmente che il bolscevismo ha rovinato la vita economica della Russia. Laggiù l'attività economica, dall’agricoltura all'industria, è totalmente paralizzata. Regna la carestia e la fame. Non solo, ma il bolscevismo è un fenomeno tipicamente russo. Le nostre civiltà occidentali, a cominciare da quella tedesca, sono refrattarie. Noi dichiariamo guerra al socialismo non perché socialista, ma perché contrario alla nazione. Su quello che è il socialismo ciascuno può discutere, ma il Partito Socialista Italiano è stato nettamente reazionario, conservatore. Non è il Partito Socialista quello che può mettersi alla testa di un’azione di rinnovamento e di ricostruzione. Siamo noi che dobbiamo inchiodarlo alla sua responsabilità. E’ fatale che le maggioranze siano statiche mentre le minoranze dinamiche. Noi vogliamo essere una minoranza attiva, vogliamo scindere il Partito Socialista dal proletariato. Ma se la borghesia crede di trovare in noi dei parafulmini, si inganna. Noi dobbiamo andare incontro al lavoro, specie al lavoro che ritorna dalle trincee, perché sarebbe odioso e bolscevico negare il riconoscimento dei diritti di chi ha fatto la guerra. Bisogna accettare i postulati delle classi lavoratrici: vogliono le 8 ore? I minatori e gli operai che lavorano di notte, le 6 ore, le pensioni per l’invalidità e la vecchiaia, il controllo sulle industrie? Noi appoggeremo queste richieste. Vogliamo abituare le classi operaie alla capacità direttiva delle aziende, anche per convincere gli operai che non è facile mandare avanti un'industria o un commercio. Questi sono i nostri postulati. Se la dottrina sindacalista ritiene che dalle masse si possano trarre gli uomini direttivi necessari e capaci di assumere la direzione del lavoro, noi non potremo metterci di traverso, specie se questo movimento tenga conto di due realtà: la produzione e la nazione. Per quello che riguarda la democrazia economica, noi ci mettiamo contro l’ingerenza dello Stato, quando questi voglia assassinare il processo di creazione della ricchezza. Combatteremo il retrogradismo tecnico e spirituale. Gli industriali che non si rinnovano dal punto di vista tecnico e morale, saranno travolti. Ma noi dobbiamo dire alla classe operaia che altro è demolire e altro è costruire… E veniamo dall’economia alla politica. C’è una crisi che balza agli occhi di tutti. Abbiamo sentito tutti durante la guerra l’insufficienza della gente che ci governa, e sappiamo che si è vinto per le sole virtù del popolo italiano, non già per l'intelligenza e la capacità dei dirigenti. Aperta la successione, noi non dobbiamo essere degli imbelli. Dobbiamo correre. Se il regime sarà superato, saremo noi che dovremo occupare il suo posto. Perciò creiamo i Fasci, organi di creazione e agitazione capaci di scendere in piazza a gridare: “Siamo noi che abbiamo diritto alla successione perché fummo noi che spingemmo il paese alla guerra e lo conducemmo alla vittoria!”. Dal punto di vista politico, abbiamo nel nostro programma delle riforme. Noi vogliamo che il Senato, organismo feudale, sia abolito. Chiediamo il suffragio universale per uomini e donne e la rappresentanza proporzionale. Noi che siamo tendenzialmente repubblicani, non andremo a rimuovere i protocolli e a frugare negli archivi per fare il processo retrospettivo e storico alla monarchia, ma. l'attuale rappresentanza politica non ci può bastare; vogliamo una rappresentanza diretta dei singoli interessi, poiché se io come cittadino posso votare secondo le mie idee, come professionista debbo poter votare secondo le mie qualità professionali. Si potrebbe dire che, con questo programma, si ritorna verso le corporazioni. Non importa. Si tratta di costituire dei consigli di categorie che integrino la rappresentanza politica. Fra tutti i problemi, quelli oggi interessa di più è di creare la classe dirigente e di munirla dei poteri necessari. E’ inutile porre delle questioni più o meno urgenti se non si creano i dirigenti capaci di risolverle… Io vorrei che oggi i socialisti facessero l’esperimento del potere, perché è facile promettere il paradiso, ma difficile realizzarlo. Nessun governo, domani, potrebbe aumentare la quantità dei viveri, perché non ce ne sono. Ma noi non possiamo permettere questo esperimento, perché i socialisti ufficiali vorrebbero portare in Italia una contraffazione del fenomeno russo, al quale tutte le menti benpensanti del socialismo sono contrarie, poiché il fenomeno bolscevico è una dittatura esercitata ferocemente. E noi siamo decisamente contro le forme di dittatura, da quella della sciabola a quella del tricorno, da quella del denaro a quella del numero. Noi conosciamo soltanto la dittatura della volontà e dell’intelligenza. Posta questa bussola al nostro viaggio, la nostra attività dovrà darci subito la creazione dei Fasci di combattimento. Domani indirizzeremo la loro azione simultaneamente in tutti i centri d’Italia. Non siamo statici, siamo dinamici e vogliamo prendere il nostro posto che dev’essere sempre all’avanguardia!”.

Segue un dibattito con altri interventi, poi poco dopo le ore 16.00 la riunione si chiude. Sarà in seguito celebrata in mille modi, ed averne preso parte (i "sansepolcristi" avranno diritto alla “sciarpa littoria”) diverrà un segno di grande prestigio durante il regime. A fronte dei 250/300 realmente presenti, come da costume furbesco prettamente italico millanteranno di aver preso parte alla fondazione del fascismo in decine di migliaia, avanzando riconoscimenti e pretendendo onori che non avranno . Il palazzo, durante il ventennio, verrà ristrutturato, salvando però prospetto e portone. Sarà la sede dalla Federazione fascista milanese (Casa del Fascio). Sulla piccola piazza, ancora oggi claustrale e beghinesca, le tracce di 26 anni di fascismo sono ricordati dalla Torre Littoria, costruita dall'architetto Portaluppi sul lato ovest del palazzo negli anni '30, ed oggi sede di una stazione di carabinieri.  

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