Mostra fotografica al MOA di Eboli: storia di Romolo Sparano

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Mostra fotografica al MOA di Eboli: storia di Romolo Sparano

di Raffaella Bonora Iannece

Centocinquanta foto in bianco e nero per raccontare i colori dell’Africa, saranno esposte al MOA, Museum of Operation Avalanche, di Eboli (Sa) dal 12 al 20 novembre, per raccontare Romolo Sparano, storia di un ebolitano. Agronomo, emigrato in Congo nel 1912, dove visse per ben 27 anni, contribuendo allo sviluppo del Paese.“Il MOA promuove il bacino del territorio campano che riguarda l’operazione Avalanche , da Paestum a Salerno”, queste le parole del Direttore artistico Luigi Nobile “Esso fa parte delle 50 eccellenze dei Monti Picentini del Cilento, gioca un ruolo chiave nella proposta culturale del salernitano in quanto è fucina di nuovi artisti e di manifestazioni sempre nuove ed originali”. Le foto furono scattate durante il lungo soggiorno e poi raccolte dalla nipote di Romolo, Irma Sparano. Romolo abbandonò famiglia,amici, agi e partì, nel 1909, prima, alla volta del Belgio e poi, per l’Africa. Fece ritorno nel Paese natio solo nel 1939,con il figlio Remo, nato in Congo, frutto del matrimonio con Sabibu, discendente del capo villaggio.“L’idea di realizzare una mostra” - racconta Irma Sparano - “prese vita dieci anni fa, quando i funzionari dell’Archivio di Stato mi fecero notare che le foto in mio possesso erano un vero e proprio patrimonio storico”. Irma è molto legata all’eredità cartacea di suo nonno, come ella stessa afferma, “esse sono l’essenza fisica del ricordo, testimonianze del passato, alla base delle quali vi è un profondo legame affettivo”. La mostra si sviluppa come un albero, la radice è sicuramente la cultura africana, ma i rami sono molteplici: foto, lettere, cartoline, musiche, canti, balli e pièces teatrali. I corridoi del MOA, che sorge nell’antico edificio dell’Istituto Agrario, laddove un tempo Romolo studiò ed insegnò, saranno invasi da reminescenze congolesi di inizio Novecento, orme dell’amore fra un popolo ed un Europeo. La serata inaugurale sarà allietata da “Tammorre e djambe”, i ritmi dell’antico continente sposeranno le note del Mediterraneo, artisti africani si esibiranno insieme a musicisti e ballerini di danze popolari dell’Associazione Eboli Cultura del Territorio che ci illustra il suo presidente Ivan Lamberti: “promuove la cultura in ogni sua forma della tradizione locale”. L’esposizione coniuga così,due culture all’apparenza molto diverse: quella africana e quella popolare del sud Italia. “Con l’associazione Mo’art ci siamo sempre occupati di problematiche sociali e, seppur a prima vista, le due culture possono sembrare distanti, in realtà non lo sono affatto anzi, ormai convivono sullo stesso territorio”, ci spiega Luigi Nobile e, continua “il connubio folkloristico del sud Italia e delle popolazioni africane è un qualcosa che esiste nell’arte da tantissimo tempo, noi non facciamo altro che riportare alla luce antiche tradizioni. È stato semplicissimo intersecare i tamburi della cultura congolese e le tammorre locali, le cui musiche si mescolano insieme, creando qualcosa di unico”. Il 14 Novembre il pubblico potrà assistere alla conferenza  "Europa e Africa nell’età dell’imperialismo"  a cura del Prof. Giuseppe Fresolone, Direttore scientifico del MOA. L’ingresso alla mostra è gratuito e, per questa drammatizzazione storica e sociale della situazione africana bisogna ringraziare Irma Sparano, il MOA, il circolo Mo’art, l’Associazione Eboli Cultura del Territorio, la collaborazione di Legambiente, della Cooperativa sociale CCM, il centro accoglienza Magyc e il comune di Eboli.

Eboli, dal 12 al 20 novembre 2016

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