Conta gli amori, non le pecore

20 settembre 2025

La notte è il regno dell’overthinking. È il momento in cui le insicurezze si amplificano, i pensieri si rincorrono senza sosta e ogni dettaglio dimenticato durante il giorno torna a bussare con insistenza. Il cervello, invece di concederci tregua, continua a frullare come un mixer impazzito. Così, mentre il corpo chiede riposo, la mente si diverte a fare maratone notturne.

Eppure, proprio lì, tra l’insonnia e il bisogno di silenzio interiore, ho scoperto un trucco. Non conto pecore né affido i miei sogni a voci monotone di podcast soporiferi. Faccio qualcosa di più semplice e, a modo suo, romantico: richiamo alla memoria gli sguardi. Non importa se appartengono a storie finite, amori mai iniziati o attimi sfuggenti; bastano piccoli frammenti, un sorriso che ha lasciato un segno, un gesto dolce, un momento sospeso. E in pochi istanti, la mente si placa, il battito rallenta e il sonno giunge.

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La scienza sembra confermare questa intuizione. Durante il sonno, il cervello consolida le memorie più complesse, in particolare quelle legate alle emozioni. Il sonno non è solo un interruttore che si spegne: è un processo attivo in cui il cervello consolida le memorie emotive. L’ippocampo e l’amigdala, che lavorano insieme per intrecciare memoria ed emozione, continuano a rafforzare quei ricordi che hanno avuto un impatto speciale. È stato dimostrato che le memorie affettive non solo vengono conservate con maggiore forza, ma mantengono intatta la loro intensità emotiva. In altre parole, un ricordo capace di farci sorridere da svegli può anche accompagnarci verso il sonno.

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Forse non ci addormentiamo soltanto per stanchezza, ma perché ci concediamo di lasciare andare il controllo. Evocare ricordi dolci è come infilarsi in una coperta emotiva, un gesto intimo che funziona meglio di qualsiasi tisana o tecnica di respirazione. Perché la verità è che, quando la mente rumina e l’ansia cresce, non serve disciplinarla a forza: basta nutrirla di tenerezza.

Alla fine, la vera domanda non è quante pecore dobbiamo contare, ma quanti ricordi siamo disposti a custodire e a richiamare a noi quando chiudiamo gli occhi. Perché forse il sonno, proprio come l’amore, arriva solo quando smettiamo di inseguirlo e impariamo ad abbandonarci.

di Giorgia Pellegrini

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