Perché siamo ancora innamorati dei ’90s

28 agosto 2025

C’è un momento preciso in cui capisci che la moda ha un debole cronico per i ’90s: quando apri Instagram, cerchi “fall 2025 trends” e ti ritrovi davanti slip dress in raso alla Kate Moss, gonne di jeans con spacco vertiginoso e giacche di pelle che sembrano uscite da Matrix. È come rivedere quell’ex che non riesci mai a dimenticare: ogni volta che pensi di aver chiuso, eccolo lì, di nuovo sulla tua strada.

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E allora ti chiedi: perché non riusciamo a lasciarli andare? Forse perché i ’90s erano l’epoca del minimalismo sexy di Helmut Lang, delle camicie bianche oversize rubate dall’armadio del fidanzato, dei twin set alla Cher di Clueless. Un decennio in cui i pantaloni cargo avevano tasche abbastanza grandi per contenere un’intera vita e i loghi – da Versace a Fendi – erano dichiarazioni d’amore, non semplici etichette.

Helmut Lang, il minimalismo 90s e l'arte | Vogue Italia

Oggi Gucci, Versace e Margiela continuano a giocare con i loro greatest hits: Donatella ha rispolverato la maglia a rete dorata di Gianni, i body con scollature assassine e le stampe barocche che hanno fatto storia. Mentre Marc Jacobs, che nel ’93 lanciava il grunge sulle passerelle di Perry Ellis, oggi ci ripropone anfibi lucidi, sottovesti floreali e cardigan oversize. Come una rock band che non smette di cantare il suo brano più famoso al bis.

Ma non è solo colpa delle maison. È l’internet stesso a tenere viva la fiamma: Pinterest, Tumblr e ora TikTok sono diventati archivi infiniti di immagini da riscoprire. Lì ogni foto di Winona Ryder con i jeans Levi’s 501 diventa moodboard, ogni scatto di Naomi Campbell in minigonna Versace diventa culto.

Il problema? A forza di guardare indietro, rischiamo di inciampare nel futuro. La moda, quella vera, dovrebbe sorprenderci, destabilizzarci, farci dire: “Oddio, ma davvero si indossa così?” Invece restiamo incollati alla comfort zone della nostalgia, come quando ordiniamo sempre il solito Cosmopolitan anche se il barista ha appena inventato un drink spaziale al gin matcha.

Forse è arrivato il momento di fare come Helmut Lang, che a un certo punto ha lasciato la moda e non si è voltato indietro: un gesto radicale, quasi liberatorio. Perché il futuro, con l’AI che bussa alle porte dei nostri armadi digitali, sarà sicuramente strano, ma almeno sarà nuovo.

E allora, care fashion victim e nostalgiche incallite: brindiamo ai ’90s, ringraziamoli per i ricordi e archiviamoli nel guardaroba del cuore. Perché il prossimo capitolo della moda dovrebbe avere un’altra colonna sonora. Magari non Oasis, ma qualcosa che non abbiamo ancora sentito.

di Giorgia Pellegrini

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