Andrea Petrucci, “Notte eterna”, la mia rinascita
11 agosto 2025
C'è chi torna in silenzio e chi, invece, lo fa con una voce nuova. Andrea Petrucci, cantautore dall’anima autentica e vibrante, ha scelto di rientrare in punta di cuore, ma con un messaggio forte. Una Notte Eterna, il suo nuovo singolo, è molto più di una canzone: è un respiro profondo, un abbraccio all’esistenza, un invito a ritrovare se stessi. Lo incontriamo per farci raccontare il senso profondo di questo brano e il viaggio interiore che lo ha ispirato.
Andrea, dopo quattro anni di silenzio artistico, torni con un brano dal titolo evocativo: “Una Notte Eterna”. Com’è nato?
«È nato in un momento di felicità, finalmente. Dopo un periodo lungo e complicato, ho sentito il bisogno di leggerezza, ma anche di verità. Ho scelto un linguaggio musicale fresco, pop, estivo… ma dentro ci ho messo molto di più. Chi ascolta bene, sente il peso e la luce di ciò che ho vissuto».
Nel testo si percepisce un’urgenza, un desiderio di liberarsi. È così?
«Sì. Parlo del tempo, della corsa continua a cui ci sottopone la vita. Siamo sempre con il fiato corto, sempre a rincorrere qualcosa. In questa canzone, invece, ho voluto fermare il tempo. “Lascia i pensieri in fila come auto in panne”, dico in una strofa. È un invito a mollare la presa, almeno per una notte. A respirare, a vivere davvero».
Cosa rappresenta per te questa canzone, a livello personale?
«Tutto. È una rinascita. È il mio nuovo inizio. Dopo tanto dolore, dopo un addio che mi ha segnato profondamente, ho scelto di ripartire. Ho trasformato la ferita in luce. Anche per questo si fa riferimento alla Fenice: brucia, ma poi rinasce. Non è un’estetica, è la mia storia».
Nel video, ma anche nella copertina del singolo, si percepiscono richiami al tuo passato.
«Esattamente. C’è un’astronave, che riprende il mio primo album e il singolo “Non siamo soli nell’universo”. È un ritorno alle origini, ma con consapevolezze nuove. In fondo, siamo fatti di cicli. Ho voluto chiudere un cerchio e aprirne un altro, con più maturità, più verità».
Nella tua musica c’è sempre un filo spirituale, anche quando non è esplicito.
«La spiritualità per me è fondamentale. Non la intendo in senso religioso, ma umano. Ogni mia canzone è un frammento di anima. Spesso bisogna ascoltare più volte per coglierlo, ma è lì. La semplicità, per me, è il linguaggio più vicino al divino. Più complichi, più ti allontani».
In un tempo in cui tutto è veloce, la tua è una proposta controcorrente. Come vivi questo contrasto?
«Con fatica, a volte. Oggi la musica è liquida, usa e getta. I brani durano il tempo di uno scroll. Ma io non riesco a scrivere così. Io voglio raccontare, lasciare un segno. E so che chi ascolta davvero, chi si ferma, mi sente. E questo per me vale più di mille numeri».
Cosa vorresti che il pubblico sentisse ascoltando “Una Notte Eterna”?
«Vorrei che si sentisse libero. Che potesse chiudere gli occhi, lasciarsi andare e vivere una notte fuori dal tempo. Ma anche che si fermasse a leggere le parole, ad ascoltare davvero. Perché dietro quelle note c’è la mia storia, c’è dolore, c’è rinascita. E forse, anche un po’ della loro».
di Giorgia Pellegrini
Foto Ufficio Stampa
Video https://youtu.be/yDgidQHmycc
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