La corsa di Dennis, Clinton e Oscar finita all’alba
09 novembre 2025
Il sorpasso che ha fermato il tempo
Era l’alba, quella sottile linea grigia in cui la notte sembra ancora trattenere il respiro prima che il giorno le strappi via l’ombra. Domenica mattina, tangenziale Sud di Bergamo, un’ora in cui il mondo è sospeso e la strada, vuota, invita a crederci invincibili. Poi, in un istante, il silenzio si è spaccato come vetro. Tre vite, tre destini, si sono intrecciati in un lampo di metallo, fuoco e destino: Dennis Cannatà, Clinton Sala, Oscar Simone Angioletti.
L’azzardo di un sorpasso
Secondo i primi rilievi, tutto sarebbe nato da un gesto: un sorpasso. Forse una manciata di secondi, forse solo il desiderio di arrivare, di sentire il motore che risponde, di superare quella linea doppia che divide la prudenza dal rischio. Una Mercedes Cla 220 D, una Hyundai, un furgone bianco.
Il sorpasso vietato, la traiettoria sbagliata, e poi — inevitabile — lo schianto. Un urlo che la tangenziale non dimenticherà.
Dennis Cannatà: ventun anni e una vita appena cominciata

Dennis Cannatà aveva ventun anni, e la vita gli si stava appena aprendo davanti. Era il passeggero, il compagno di strada e d’amicizia di Clinton. Nato a Lodi, viveva a Gessate, un paese tranquillo dove tutti si conoscono per nome. Quella mattina, forse, rideva. Forse commentava una canzone alla radio.
All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo hanno provato a tenerlo qui, ma le ferite erano troppo profonde. È morto poco dopo, lasciando dietro di sé un silenzio che pesa come un addio non detto.
Clinton Sala: ventitré anni, al volante dei sogni

Clinton Sala era più grande di due anni. Nato a Melzo, anche lui di Gessate, era il ragazzo che amava guidare, che credeva nel controllo, nella forza del momento. Forse non ha pensato che il destino, certe volte, aspetta solo un attimo per voltarsi contro.
Secondo i carabinieri, sarebbe stato lui a compiere il sorpasso proibito. Non sapremo mai se l’ha fatto per impazienza o per una distrazione, ma in quell’istante la linea di vernice bianca sull’asfalto è diventata un confine fatale tra la vita e la tragedia.
Oscar Simone Angioletti: sessantadue anni, la calma degli uomini veri

Oscar Simone Angioletti, sessantadue anni, era sul suo Citroën Berlingo. Accanto a lui, il fratello Giuseppe. Stavano viaggiando come ogni mattina, forse diretti alle stalle, dove li aspettavano i cavalli: la loro grande passione, la loro vita.
Non ha potuto fare nulla. La Mercedes è piombata nella sua corsia, troppo veloce, troppo improvvisa. È morto sul colpo. Lascia la moglie Alessandra, due figli (Simone e Federica) e un mondo di fotografie piene di crini svolazzanti, prati e cieli sereni. Martedì 11 novembre, a Zanica, il paese si fermerà per lui.
Tre nomi, un’unica notte
Dennis, Clinton, Oscar. Tre nomi che fino a ieri non si conoscevano, tre vite che non avrebbero mai dovuto incontrarsi. Ma la strada, come il destino, non conosce logica.
Forse, se il mondo avesse rallentato di un battito, sarebbero ancora qui. Forse bastava un respiro in più, un attimo di esitazione, per cambiare tutto.
Ma la tangenziale di Bergamo, domenica mattina, non ha perdonato. E ora resta solo quel silenzio sospeso, quello delle strade dopo le sirene; quando l’aria sa di benzina, e il giorno fatica a nascere.
Perché ogni sorpasso, ogni gesto d’impazienza, è una sfida alla vita. E la vita, troppo spesso, vince così.
di Giorgia Pellegrini
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