Toy Story 5, il film per i millennial (diventati genitori)
21 giugno 2026
Prepariasi a piangere tutte le lacrime, perché la banda dei giocattoli più famosa del cinema è tornata. E questa volta non si tratta solo di un film d'animazione, ma di un siluro emotivo mirato dritto al cuore di una generazione ben precisa.
Disney e Pixar sono ufficialmente entrate nella loro "era della nostalgia". Sanno perfettamente che quei bambini cresciuti negli anni '90 con il mito di Woody e Buzz oggi sono genitori alle prese con le sfide della modernità. E così, a ben 31 anni di distanza dal primo, rivoluzionario capitolo del 1995, debutta nelle sale Toy Story 5.
Alla regia c'è per la prima volta Andrew Stanton, creatore e co-sceneggiatore storico della saga, capace di fare onore al franchise in modo straordinario. Ma dimenticate la vecchia confortevole routine. Stavolta la sceriffa al comando è Jessie. E il cattivo? Non è un collezionista spietato o un orsetto rosa che profuma di fragola. Il nemico giurato è la tecnologia: gli schermi e le luci blu che stanno risucchiando il tempo dedicato al gioco.
La guerra santa contro la luce blu
La trama si infila dritta in uno dei più grandi drammi dell'infanzia contemporanea: la fine del gioco fisico. Bonnie, che ora ha otto anni, fa fatica a fare amicizia perché i suoi coetanei sono letteralmente incollati ai tablet. Preoccupati che la figlia venga "lasciata indietro", i genitori le comprano un dispositivo smart super invasivo e di tendenza chiamato Lilypad, doppiato in lingua originale da Greta Lee.
In pochi minuti, la Pixar riesce a fotografare e semplificare un problema sociale gigantesco. Bonnie si trasforma rapidamente in un piccolo zombie magnetizzato dallo schermo, finendo per ignorare completamente Jessie e Bullseye.
La satira morde sorprendentemente in maniera decisa. C'è un'ironia deliziosa e quasi feroce nel vedere uno studio cinematografico co-fondato da Steve Jobs che analizza i danni psicologici, emotivi e di sviluppo causati proprio dall'abuso di smartphone e tablet.

"Estinzione! Non di nuovo!"
Per Jessie, il trauma dell'abbandono si riapre come una ferita sanguinante, richiamando la straziante colonna sonora del secondo capitolo e la sua vecchia bambina, Emily.
“Non posso farlo di nuovo. Non posso amare un altro bambino solo per scoprire che non sono mai contata nulla”.
È il momento esatto in cui ogni genitore seduto in sala sente un nodo alla gola. Ma la vera perla di scrittura del film arriva quando Jessie, nel tentativo di salvare la sua bambina dalla dipendenza digitale, si ritrova a fare squadra con un'isola di "gadget obsoleti" e dimenticati. Tra questi spiccano Smarty Pants, un sarcastico giocattolo tecnologico per l'apprendimento all'uso del vasino (con la voce di Conan O'Brien), e Atlas, un vecchio GPS-ippopotamo (doppiato da Craig Robinson).
Sono proprio questi robot dimenticati a sputare in faccia a Jessie la cruda realtà: “L'era dei giocattoli tradizionali è finita”. E mentre Rex urla disperato “Estinzione! Non di nuovo!”, sullo sfondo si vedono le finestre delle camerette dei bambini illuminate solo dal pallido riflesso dei tablet.
Le lacrime, la maturità e i titoli di coda
Senza svelare i colpi di scena narrativi, questa minaccia epocale costringe i membri della banda originale a riunirsi, regalando al pubblico le vecchie e amate dinamiche di squadra. Vedere i giocattoli storici affrontare il proprio invecchiamento e quella classica, affettuosa rivalità tra Woody e Buzz accumula nostalgia su nostalgia. Le musiche iconiche di Randy Newman fanno il resto, demolendo ogni difesa emotiva.
L'evoluzione e il momento di svolta di Jessie in questo film imitano quasi la genitorialità stessa. Ci ricordano che siamo lì per un tempo breve nella vita dei nostri figli, e che dobbiamo solo essere grati di averli aiutati a raggiungere la fase successiva della loro crescita.
Il verdetto? Toy Story 5 è una bellissima lettera d'amore che onora i suoi fan storici, ormai cresciuti. Non fa l'errore banale di dipingere la tecnologia come il male assoluto; mostra invece che serve a uno scopo e che non può essere una guerra totale, ma che il troppo stroppia. C'è un disperato bisogno di riportare la magia del gioco fisico nelle nostre case per permettere ai bambini di esplorare davvero la propria immaginazione.
Un consiglio tecnico: restate seduti fino alla fine dei titoli di coda. La Pixar non sbaglia mai la chiusura, e la scena finale legata ai nuovi Buzz merita ogni secondo di attesa. Preparate i fazzoletti: la banda è tornata, ed è più umana che mai.
di Giorgia Pellegrini
Foto e video liberi da copyright https://youtu.be/52hxgmyUzQY?si=TkH-rzCgCEOMOej9
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