IL FASCINO DELL’OSCAR

13 marzo 2018

di Raffaella Bonora Iannece

Oscar 2018: uno sguardo oltre il mondo delle fiabe

Ogni anno, tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, si celebra la cerimonia cinematografica più attesa del calendario hollywoodiano e mondiale: gli Oscar! Chi parteciperà? Da chi sarà presentata? Chi saranno i candidati e i vincitori? Quale griffe marchierà a fuoco il red carpet? Quale gaffe ricorderemo per sempre? Insomma, tutti noi umili mortali, siamo lì, di fronte alla tv, nella speranza di poter sentire almeno il profumo, da lontano, dell'Olimpo. Prendiamo in giro la star con l'abito fuori luogo e con l'outfit sbagliato, mentre dentro di noi ci mangiamo le unghie pensando che, se ci venisse data la possibilità già solo di avvicinarci al Dolby Theatre, ci andremmo anche in camicia da notte pur di non perderci la notte più eccitante e glamour di sempre! Ma qual è il vero nome? Suvvia, mica lo hanno battezzato Oscar, o forse si? No. Il vero nome dell'evento è "Academy Award" e la prima volta si tenne ad Hollywood, Los Angeles, California, nella Blossom Room dell'Hollywood Roosevelt Hotel, nel 1929, ben tre anni prima del festival di Venezia! I prestigiosi premi vengono assegnati dall'Academy of Motion Picture Arts and Scinces (AMPAS), un organizzazione professionale onoraria costituita da personalità (quasi tutti statunitensi) che hanno lasciato un'importante impronta nel mondo del cinema (attori, registi, produttori). E la statuetta? Quel bell'uomo tutto d'oro? Il signor Oscar? Il suo vero nome è "Academy Awars of Merit", si triste, sarà per questo che fu ribattezzato Oscar, in maniera amichevole. Sul suo secondo nome di battesimo si raccontano tanti aneddoti ma la storia più accreditata è quella di Margaret Herrick, impiegata all'AMPAS, la quale, vedendo il bel ragazzone con la spada in mano, lo paragonò a suo zio Oscar, come si sarà sentita Maggie ad aver segnato, per sempre, il primo premio cinematografico mondiale? Non lo sappiamo, ciò che sappiamo, invece, è che la statuetta è davvero placcata d'oro 24 carati con un valore di circa 300 dollari e, se non dovesse servirvi più, insomma se ne avete troppe e sulle mensole accumulano solo polvere, non vi venga in mente di buttarla via! L'AMPAS negli anni è stata chiara: non abbandonate mai un oscar, mal che vada riportatelo a casa! Oggi la cerimonia è molto diversa da novant'anni fa, molte regole sono cambiate per rendere il tutto più equo. Le candidature vengono annunciate molto prima, la commissione è divisa in 17 rami, tutti vi entrano invitati sulla base di importanti contributi cinematografici e, dal 2007, i membri sono segreti (si sa che nel 2007 erano circa 6000). Le categorie, poi, sono circa una trentina, negli anni molte si sono aggiunte alle classiche (come migliori didascalie o quello scietifico tecnico), senza contare quello onorario o giovanile. Ma cosa significa sentire il proprio nome declamato dal palco degli Oscar? Significa che in quel preciso momento si è i migliori, in barba gli altri importantissimi premi, l'oscar fa sempre un effetto diverso, resta scolpito nella mente di tutti "quello ha vinto l'Oscar", come se si trovasse in una dimensione diversa da tutti gli altri. Poi magari vediamo il film e non ci piace, ma non avremo mai il coraggio di dire che è brutto, diamine se ha vinto l'oscar gli incompetenti siamo noi, non in grado di cogliere la grandiosità della pellicola. Negli anni la cerimonia ne ha collezionati di momenti memorabili, entrati nella storia come quando Charlot improvvisò sul palco il ballo dei panini de "la febbre dell'oro" ritirando il suo Oscar alla carriera, e chi dimentica le lacrime di John Wayne nel 1970? Nel '73 Marlon Brando rinunciò al premio, all'epoca lottava per i diritti degli amerindi, mandò una giovane squaw a ritirare la statuetta, che tenne un discorso di denuncia e protesta. Anni dopo si scoprì che non era indiana ma solo un'attrice. Noi più giovani ricorderemo certamente il bacio fra Adrien Brody e Halle Berry, Fellini che chiede alla moglie di non piangere, Benigni che salta sulle poltroncine e...l'ultima megagalittica gaffe delle gaffe, l'anno scorso, quando viene chiamato sul palco, come vincitore miglior film, La La Land. L'intero cast salta sul palco, iniziano i ringraziamenti, il discorso prima di scoprire che ... ops, busta sbagliata, ha vinto Moonlight, pardon. Ma si fa? C'è da restarci secchi!
Il presentatore 2018 è stato Jimmy Kimmel e nel suo monologo iniziale ha proprio ricordato il brutto incidente - come se qualcuno potesse mai dimenticarlo! - "lo voglio dire" ha precisato "quest'anno quando sentite chiamare il vostro nome, non alzatevi subito!" , accadesse a noi no problem, ci verrebbe prima un infarto. E, volendo fare dell'ironia sulla nube nera che ha appestato Hollywood ultimamente, ha aggiunto "Oscar è un uomo molto rispettato ad Hollywood, guardatelo, tiene le mani dove le si possono vedere, non dice mai una parola fuori posto e, soprattutto, non ha il pene". È stato l'anno dei discorsi illuminanti con Lupina Nyong'o e Kumail Nanjiani che hanno parlato di DREAMers, una associazione che si batte per i diritti di immigrati irregolari arrivati in america da bambini, sul palco abbiamo rivisto Rita Moreno, con lo stesso abito del 1962 quando vinse come miglior attrice non protagonista per "west side story", a questo giro ritirava la statuetta per il miglior film straniero (cileno) "una donna fantastica". Il premio alla miglior battuta va, invece, a Mark Hamill che, mentre apriva la busta per assegnare l'oscar al miglior cortometraggio d'animazione continuava a bofonchiare "non dire La La Land, non dire La La Land!", cortometraggio di Kobe Bryant, si quel Kobe dei 5 anelli all' NBA, proprio lui! Durante la cerimonia ha anche parlato tricolore, siccome è cresciuto in Italia, e così ci siano sentiti abbastanza rappresentati anche oltre oceano, no? Volevate qualcosa in più? Mi spiace, ma l'Italia porta a casa ben poco quest'anno, solo una miglior sceneggiatura non originale a James Ivory per "chiamami col tuo nome" di Guadagnino girato quasi interamente nello stivale. Le performance di Coco, miglior colonna sonora e miglior film d'animazione, ha rallegrato la serata, quasi quanto la giacca di Sufjan Stevens mentre cantava "Mystery of love". Allison Janney ha ringraziato se stessa per aver vinto come miglior attrice non protagonista nel film Tanya e Jimmy Kimmel, dopo i turisti del 2017, quest'anno con alcuni attori si è intrufolato nel cinema accanto, fra ignari spettatori, dicendo che sentiva un profumo di marijuana. Bisogna divertirsi in qualche modo, no? Dopo 13 nomination finalmente Roger Deakins è riuscito a portarsi a casa la statuetta come direttore della fotografia per Blade Runner 2049. "Ci ho messo un po'" ha esclamato fra gli applausi. Frances Mc Dormand, miglior attrice protagonista per "tre manifesti a Ebbing, missouri" si è rivolta a Meryl Streep per invitare tutte le donne candidate ad alzarsi e ha concluso il suo discorso con le parole "inclusion rider", ovvero una clausola da firmare per essere certi che la troupe in cui si lavorerà avrà un certo grado di inclusività, insomma per garantire la presenza di minoranze come donne, neri o altri gruppi sottorappresentati. Guillermo del Toro ha spiato nella busta per assicurarsi che il film vincitore fosse davvero "the shape of water", mentre fra i candidati quest'anno finalmente una donna: Greta Gerving con Lady Bird. Gary Oldman, miglior attore, meritava la vittoria già solo per le sei ore di trucco alle quali si è sottoposto per entrare nei panni di Churchill, interpretato magistralmente ne "l'ora più buia". Ma quali sono i film che vedremo e rivedremo in questi mesi, chiacchierando con i nostri amici come veri professoroni, calando gli occhiali sul naso e dicendoci "io gli avrei dato un oscar, io no ... se lo meritava, no non è vero?" Al primo posto io, devota adepta delle stelle più brillanti del cosmo, quelle hollywoodiane, piazzo il vincitore: the shape of water! Visionario, romantico, ti rimane impresso nel cuore e negli occhi! Una sorta di cenerentola dark, dove il principe è la bestia e regna su un mondo oscuro.
Al secondo posto, forse per spirito nazionalista, metterei Chiamami col tuo nome. Guadagnino contempla una bellezza idealizzata, due giovani di belle speranze sullo sfondo di un'Italia borghese, qualche ripresa alla Bertolucci, un monumento ai caduti in guerra, un paesaggio... il regista sublima l'amore, sospeso fra platonico e fisico, e pazienza se alla fine scende una lacrima, i grandi sentimenti fanno questo! A seguire... Lady Bird! Finalmente una donna al timone con un'opera generazionale, un filino autobiografica, che comunica oltre le barriere culturali, con una ragazzina protagonista, la Ronan, che non si inginocchia all'omologazione. Stereotipi ribaltati e una realtà non edulcorata lo rendono il film dell'emancipazione targata 2018. Il premiato Gary Oldman ha riportato in vita Churchill ne "l'ora piu buia". Wright si rinchiude nei corridoi angusti, nei rifugi di guerra e nello studio del primo ministro per darci l'idea di cosa significhi "fare la fine del topo". Dialoghi taglienti, attenzione maniacale dei tempi e performance camaleontica di Oldman, bisogna forse dirlo? Sul filone della guerra come non nominare Dunkirk, basato sull'operazione Dynamo. Impeccabile, implacabile, emozionante. Non è il solito film di guerra, dovete vederlo! Vincono gli abiti de "il filo nascosto", ritmo ipnotico, perfetto equilibrio fra arte e vita, un film di tessuti dove della moda tocchiamo la parte più materiale: le stoffe.
Vince, poi, la protagonista di tre manifesti a Ebbing, Missouri, in una esilarante tragedia nera. Il titolo sembra lungo, ma non lasciatevi scoraggiare, il film sposa dramma teso e umorismo sarcastico, e pensare che parte da tre manifesti realmente visti dal regista. Arriva agli Oscar quasi in sordina il film di Spielberg con la Streep e Hanks: The Post. Un dramma politico e una lettera d'amore al giornalismo! Chi manca all'appello? Scappa - get out. Un horror agli oscar, che è successo? Un indovina chi viene a cena? Con sangue e cotillon! La realtà è che due sono i vincitori quest'anno: Guillermo del Toro con the Shape of water e Christopher Nolan con Dunkirk, 4 e 3 statuette a pellicola. Ci sarebbero ancora tanti film e tanti artisti da nominare, Denzel Washington, Star wars gli ultimi Jedi, Rachel Morrison, donna candidata alla fotografia, Balde Runner 2049, i Guardiani della galassia vol.2, i vestiti di Vittoria e Abdul o de La bella e la bestia... ma mica ve li posso dire tutti io? Avete un anno per vederli tutti, prima degli Oscar 2019!

 

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