"STARS WARS": 40 ANNI DOPO, LA LEGGENDA COLPISCE ANCORA

12 agosto 2017

di Raffaella Bonora Iannece

Era il lontano 1976, un giovane regista poco più che trent’enne, reduce di un successo inaspettato quale “American Graffiti”, che aveva portato a casa candidature all’oscar, un Golden Globe come Miglior Film e altri premi, regista di svariati corti più o meno importanti e di un altro lungometraggio, “L’uomo che fuggì dal futuro”, partorì “Star Wars”. Si, stiamo parlando di George Lucas, di come il ragazzo divenne leggenda e della saga che ha incantato tutte le generazioni negli ultimi quarant’anni.

Il primo episodio – poi diventato il quarto – classe 1977, “Star Wars – episodio IV – una nuova speranza”, ha sancito l’inizio di una saga che ha sconvolto e rivoluzionato la cinematografia e il genere fantascientifico fino ad allora conosciuto.

Oggi “Star Wars” – in Italia arrivato come “Guerre Stellari” – compie 40 anni, ma cosa accadeva quarant’anni fa, quando Lucas era quasi uno sconosciuto e l’ultimo film fantascientifico degno di nota era stato “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick, arrivato nelle sale nel ’68, quasi dieci anni prima? Il giovane Lucas aveva le idee chiare già allora, non voleva seguire la strada intrapresa da Kubrick, Lucas voleva dimenticare la scienza, ignorare i buontemponi che, convinti di essere gli unici geni al mondo con un briciolo di conoscenza, sicuramente gli avrebbero fatto notare delle banali ovvietà quali “lo sai che non c’è suono nello spazio profondo”? dirigersi, invece verso una meta totalmente diversa, distante anni luce dalla fantascienza anni ’70. Lucas voleva realizzare un fantasy, una storia alla Edgar Rice Burroughs, insomma quel tipo di storia che andava forte negli anni ’50, ma ambientata nello spazio. Non disdegnava i romanzi di divulgazione scientifica del suo tempo ma, ai suoi occhi avevano perso smalto. Lucas non voleva quello, lui voleva la magia,i draghi di Tolkien e tutte le altre favole piene zeppe di grandi eroi, messe da parte nell’ultimo ventennio.

Parliamoci chiaro, nel ’76 Lucas non se la passava benissimo, fresco dei suoi studi e di pochi lavori, nuotava in cattive acque, insomma era al verde e aveva bisogno di una fonte di guadagno che sistemasse i suoi affari: un nuovo film, un film però a realizzare con pochi soldi e col quale portarsi a casa lo stretto indispensabile, “minimo sforzo col massimo risultato”, è proprio il caso di dirlo. Si aspettava questo successo? Certo che no, nemmeno il suo cast se lo aspettava, gli amici di Lucas dubitavano dell’efficacia artistica spudoratamente retrò, ambientato “Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana …”, eppure il giovane cineasta la ebbe vinta. Lo presentò a varie case come un progetto vendibile per 16 milioni di dollari, dicendo “questo è quello che ho intenzione di fare, è Flash Gordon [ personaggio immaginario dei fumetti protagonista dell'omonima serie a fumetti di fantascienza del 1934  n.d.r ], è una specie di James Bond, è esaltante”, ma solo la 20th Century Fox accettò la sfida.

“Star Wars” è stato un parto difficile che ha richiesto ben quattro stesure, inventare un intero mondo partendo da zero non è semplice e non bastava la fervida immaginazione di George come cerotto su ogni ferita. Sicuramente l’idea iniziale era epica, ma si scontrò con qualcosa un tantino più tangibile della fantasia: il denaro.

Il budget iniziale era di 16 milioni di dollari, Lucas fece tagli su tagli per dimezzarlo la 20th Century Fox non era ancora soddisfatta: 7 milioni o nulla. In pratica, per portare avanti il suo sogno, Lucas lavorò quasi gratis, accontentandosi della metà che gli sarebbe spettata: solo 100.000 dollari all’inventore di Guerre Stellari.

La complessità di Star Wars era anche dettata dalla sua immensità. Per la prima volta il regista si trovava a gestire una vera azienda, per gli altri film si era “accontentato” di una trentina di collaboratori e con un budget sotto il milione, qui era a capo di 950 persone, responsabile di 7 milioni di dollari!a tal proposito confessò “ho capito perché i registi sono delle persone orribili: vuoi che le cose siano fatte nel modo giusto, la gente non ti ascolta e non c’è tempo per essere gentile”. Beh, immaginatevi questo ragazzo, che deve far funzionare tutto e, nel frattempo, gestire il denaro, rendere conto alla Fox, revisionare la sceneggiatura, aggiustare tutto quello che non va, occuparsi degli effetti speciali, che passa le giornate ad urlare e sbraitare perché le cose non vanno come dovrebbero e, dulcis in fundo, in Tunisia. Si, Lucas e la troupe iniziarono a girare in Tunisia e l’attività era così frenetica che il film sembrava dovesse essere concluso per il giorno dopo. “I miei film sono caratterizzati da una specie di effervescente senso di vertigine”, disse una volta ed è così che immagino il set tunisino, un vulcano attivo di giovani talentuosi creativi, spronati dal loro regista a dare sempre il massimo. Dalla Tunisia a Londra, in tutti gli otto studi della “Emi Elstree Studios”, era una produzione impressionante, un film stellare che si scontrava con problemi più che terreni: attori insoddisfatti delle proprie battute, robot “brutti”, revisioni alla sceneggiatura, troupe con orari rigidi che non lavorava più di otto ore e per la quale era sacrosanta la pausa tè. Quando la Fox chiese un’anteprima gli effetti speciali erano ancora in stato embrionale, la colonna sonora pure, luci e sonoro non erano dei migliori. Eppure, come per miracolo, andò tutto bene. Certo, il miracolo si chiama “lavoro duro giorno e notte”, ma ogni tassello andò al suo posto. È stato un film complesso e, visto il budget ridotto, sono certa che Lucas avrebbe voluto di più, uno stile più eccentrico sulla fotografia per esempio, ma siamo tutti d’accordo che è andata bene così. Immaginateli questi enormi set da illuminare, o i robot da comandare a distanza, che non rispondevano e andavano a sbattere di qua e di là, mandando in fumo mesi di lavoro. Chi non ricorda i robots

C-3PO e R2-D2, i due personaggi che hanno aggiunto una risata ad un film che non è commedia ma che aveva bisogno di una scossa umoristica, gli Stanlio&Ollio del futuro, due macchine umanizzate da un sentimento semplice come l’ilarità.

Tutto questo dietro le quinte è molto affascinante ma c’è una domanda che frulla un po’ nelle teste di tutti … cos’è Star Wars? Iniziamo da cosa non è. Non è un film per bambini, ma è intrattenimento senza tutto quel sesso e quella violenza in voga negli anni ’70. È una saga immortale, iniziata nel ’77 con “una nuova speranza”, cresciuta con i sequel “l’impero colpisce ancora” e “il ritorno dello Jedi”, ripresa sedici anni dopo dallo stesso Lucas con i prequel “la minaccia fantasma”, “l’attacco dei cloni”, “la vendetta dei sith”, acquistata dalla Walt Disney Company nel 2012, che ha realizzato “il risveglio della forza” e “gli ultimi jedi”. È una space opera in bilico fra bene e male, fra jedi e sith, fra il lato chiaro e quello oscuro della forza, che ha goduto di un enorme successo per un guadagno complessivo di 7 miliardi di dollari. Ad oggi è il terzo franchise filmico più produttivo del pianeta e detiene il Guinness dei primati come serie di fantascienza più redditizia al mondo. L’episodio IV, il primo della lunga saga, registrò incassi da record, ciò lo rese il FILM DAL MAGGIOR INCASSO NELLA STORIA DEL CINEMA fino all’uscita di E.T. nel 1982.

Il film ricevette 10 candidature all’Oscar e riuscì a portarsi a casa ben 7 statuette, mica poco per un film nato giusto per far quadrare i conti ad un piccolo cineasta in bolletta? Nel corso degli anni è diventato sempre più popolare, il numero di fan club e di appassionati è cresciuto in maniera esponenziale e intorno al film è nato un vero mondo fatto di e-commerce, gadget, videogiochi, pupazzi, libri, abbigliamento e chi più ne ha più ne metta. Ma ciò che resta nel cuore di tutti noi sono le emozioni, la suspense, lo stupore di fronte ad un capolavoro di tale portata. Lo stesso Lucas, poco dopo la realizzazione di Star Wars, disse “Kubrick ha fatto il film più importante per quanto riguarda il lato razionale delle cose [ “2001: Odissea nello spazio” n.d.r. ] e io ho cercato di fare il film migliore per il lato irrazionale, perché credo che ne abbiamo bisogno. Viaggeremo ancora su astronavi […] ma spero che ci porteremo dietro una delle mie spade laser e che avremo un Wookie al nostro fianco. Mi piacerebbe molto se un giorno quando avrò 93 anni qualcuno riuscisse a colonizzare Marte e mi dicesse – l’ho fatto perché speravo di trovare un wookie-”. Grazie a Lucas abbiamo viaggiato nello spazio, combattuto al fianco di Ian Solo, conosciuto Leila, ascoltato il saggio Maestro Yoda, sogneremo ancora e chissà, magari troveremo sul serio un wookie su Marte.

 

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News » NOTE D'ARTE di Raffaella Bonora Iannece - Sede: Nazionale | sabato 12 agosto 2017