EREMO DI SANTA CATERINA, IMMERGERSI NELLA DEVOZIONE

06 ottobre 2017

Testo e foto di Carolina Polo

Sulla sponda orientale del lago Maggiore, non molto distante dai confini svizzeri, sorge un luogo mistico, inglobato nella roccia, a strapiombo sulle acque. Il monastero di Santa Caterina del Sasso ha origini che risalgono sino al XII secolo, quando Alberto Besozzi di Arolo, fece voto a santa Caterina di Alessandria per salvarsi durante un naufragio nel bel mezzo di una traversata del lago. Besozzi infatti, era un mercante usuraio, nato da una famiglia benestante; l'avidità però lo portò a commettere traffici illeciti e commerci illegali, fino a quando non si trovò nella situazione pressoché obbligata, di compiere l'eterna promessa alla Santa. Egli infatti giurò di ritirarsi per tutto il resto della sua vita in preghiera, all'interno di una grotta, ancora oggi visibile. A poco a poco crebbe la fama di santità dell’eremita, il quale, divenuto canuto, si fece crescere una lunga barba.

 

In molti si avventuravano fino alla sua grotta per riceverne consiglio. Persino una rappresentanza ufficiale dei vari paesi limitrofi, nel 1195, gli chiese di intercedere per la fine di una terribile pestilenza. Alberto, dopo otto giorni di ardenti orazioni, ottenne la grazia e, come segno di gratitudine, disse di costruire a fianco della grotta un piccolo tempio a modello di quello che era dedicato a Santa Caterina sul lontano Monte Sinai. Alla sua morte, nel 1205, ebbe sepoltura nella chiesetta e fu acclamato beato da tutti gli abitanti del Verbano, anche se il culto non fu mai ufficialmente approvato. L'edificazione dell'intero complesso monastico avvenne nel XIV secolo con la costruzione delle chiese dedicate a Santa Maria Nova e San Nicolao.

Inizialmente gestito da Domenicani,dal 1314 al 1645, furono i frati dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus a portare avanti la tradizione ecclesiastica. Successivamente giunsero i  Carmelitani di Mantova, sino alla soppressione del 1770. Dal 1914 il sito è considerato monumento nazionale. Ai giorni d'oggi l'eremo è abitato da Oblati benedettini.  Di particolare interesse architettonico sono visibili la particolare torre campanaria e i porticati sorretti da colonnato, i quali forniscono al contesto una spettacolare visione d'insieme.

Giungere per mezzo dei numerosi battelli che collegano le sponde del lago vi permetterà di godere appieno della suggestione che questo luogo trasmette.  Gli interni del complesso sono riccamente decorati, possiamo ricordare tra i quali: la Crocifissione con cinque santi, una Crocifissione con due santi, un frammento di un affresco con la Crocifissione, la testa di san Giovanni Evangelista ed alcuni soldati romani; sull'altare maggiore si segnalano una pala con lo Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria, un Cristo in Pietà, ed una Santa Caterina sepolta dagli angeli; le volte presentano invece un affresco ritraente un Cristo benedicente in mandorla, circondato dai simboli dei quattro evangelisti, risalente al 1438. L'ingresso al monastero è gratuito e accessibile a tutti grazie anche ad un ascensore che, per pochi euro, vi permetterà di raggiungere l'ingresso visibile solo dal lago.

Perché visitare l'Eremo di Santa Caterina del Sasso:

- L'eremo di Santa Caterina del Sasso, seppur mai direttamente nominato, compare nelle riprese del  film di Dino Risi La stanza del vescovo (1977); fu inoltre utilizzato dallo sceneggiato televisivo di Salvatore Nocita I promessi sposi (1989) come convento di Fra Cristoforo, pur non avendo in realtà alcun legame reale con il romanzo manzoniano;

- Per godere di una piacevole gita in battello sulle dolci acque del lago Maggiore;

- Per immergersi tra i misteri e la trascendenza di questo luogo.

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