Elegia per Glauco

di Lorenzo Gresleri

Elegia per Glauco

Prima di manifestare il nostro smarrimento per la nuova vita di Glauco, credo dobbiamo ringraziare il Signore Iddio per tutti i giorni che ha
concesso a Lui perché fosse con i suoi cari, i genitori e i fratelli e la
sorella prima, e poi con la sua dolcissima Edda, con noi figli, ma anche con gli amici tutti.

Il Signore Iddio sceglie ciascuno di noi e ad ognuno assegna il suo compito
perché l’umanità, e lo stesso mondo universo, abbiano il proprio equilibrio
che corrisponda al grande progetto della creazione.

Ed a Glauco il Signore aveva conferito l’impegno e la capacità di spargere
a piene mani la grazia della sua disponibilità agli altri, del suo amore
per il bene di tutti, l’intuizione di come affrontare ogni problema, di
come trovare la parola giusta che mai offendesse e che sempre fornisse
sollievo agli altri.

La Sua immagine era ad impronta del Suo spirito. In ogni incontro prima di
tutto veniva il sorriso dei suoi occhi, poi tutto il viso s’illuminava
irraggiando simpatia ed affetto. E le prime parole che ne seguivano erano
recitate con spinta, quasi Lui ne dovesse gustarsi i primi momenti, come se volesse significare appunto che il dopo e altre cose non avessero
importanza e che il momento vero era quello che era dato dall’incontro.

Tante sono le persone che si affollano nella mente del nostro ricordo, ma
alcune si stagliano, escono in piena luce nella memoria e sono i casi per i
quali i nostri artisti trecenteschi ornavano di aureole d’oro il capo dei
santi. Ed era questo il compito assegnatoGli dal buon Dio, d’irraggiare con la luce del suo animo alla vita degli altri, di aiutare tutti con la panacea della sua visione positiva, di allontanare dagli altri, come
d’incanto, le angosce giornaliere che ci assillano.

La sua vita è stata una lunga battaglia umana e professionale ma nessuna
ombra ha potuto scalfire la sua pura meraviglia di fronte alla complessità
mistica del creato. Vi era in Glauco questa innocenza di fanciullo, questa
purezza di cuore che gli permetteva di meravigliarsi e “non capire”… come
l’ape sapesse da quali fiori ricavare il nettare, da quali altri il polline
e ancora dove poter caricarsi di propoli…

E posso aggiungere la piccola nota personale di come nei nostri intensi
incontri, oltre gli argomenti del quotidiano, vi era sempre questa tensione verso la realtà e la magia del creato, il nostro smarrimento di fronte ad una sensazione, astratta, sfuggente, ma così presente al Mistero, che prendeva il nome di Dio.

Ora Egli è arrivato. La luce che ha sempre irradiato dal Suo viso
sorridente, ora si è trasformata nella luce della dimensione eterna della
vita. Il Signore è con Lui.

 

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